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CAGLIARI «La politica e l'intera comunità sarda devono fare fronte comune contro possibili bastardate a danno della Sardegna». Così l'ex governatore e attuale consigliere regionale di Fi, Ugo Cappellacci, interviene sull'imminente pubblicazione dei siti idonei ad ospitare il deposito nucleare nazionale: «La Sardegna ha già dato e nessuno pensi di imporre il ricatto per cui nell'isola ogni posto di lavoro debba essere pagato con pesanti sacrifici in termini di sicurezza, salute e fruibilità del territorio. Peraltro il popolo sardo si è già espresso in massa con i referendum contro qualsiasi ipotesi nucleare. Lo Stato centrale si tenga pure le sue porcherie e inizino a pensare alla Sardegna come un luogo dove intervenire per valorizzare le nostre bellezze ambientali, culturali e paesaggistiche e non come il sito in cui sistemare solo carceri, rifiuti e scorie». «Massima vigilanza sulla questione scorie» è invocata anche dal consigliere regionale Michele Cossa (Riformatori). Molto critica anche la posizione del Wwf, «consapevole – ha dichiarato Carmelo Spada delegato Wwf per la Sardegna – del grave problema e della necessità di mettere in sicurezza i rifiuti radioattivi individuando una o più sedi congrue e pluridecennali per lo stoccaggio delle scorie radioattive prodotte in Italia», ma che tuttavia «ritiene che la Sardegna non debba sopportare anche questo ulteriore fardello. Il problema deve essere affrontato in una visione complessiva, infatti la Sardegna sopporta già diverse gravi situazioni di rischio ambientale e sanitario definite tali dal ministero dell'Ambiente in quanto pericolose e che necessitano di interventi di bonifica del suolo, del sottosuolo, delle acque superficiali e sotterranee: sono le aree industriali di Porto Torres e del Sulcis Iglesiente Guspinese la cui estensione si stima di circa 445mila ettari».