Trovare un sistema di trasporto libero dal ricatto degli armatori

Ennesimo schiaffo alla Sardegna con la questione trasporti. Questo calvario per turisti, emigrati e chi è costretto a spostarsi per lavoro, diventa (e sta sempre più diventando) deleterio per la nostra isola. I recenti fatti che stanno accadendo nei porti di Olbia e di Livorno fanno tornare in mente i periodi della metà degli anni Settanta, quando per raggiungere o lasciare la Sardegna si bivaccava come bestie nei porti di Genova o di Civitavecchia per avere una certezza di un posto per tornare a casa. I sardi emigrati si sono fatti sempre rispettare in materia di trasporto e se qualche possibilità di viaggiare in regime di tariffa ridotta c'è stata, questo lo si deve appunto alle vicissitudini che da sempre hanno contraddistinto gli emigrati sardi. Se è vero, come ha dichiarata l'assessore regionale ai Trasporti Massimo Deiana che «non è necessario costituire una compagnia di navigazione per risolvere il problema», è altrettanto vero che la speculazione degli armatori privati è oramai arrivata ai limiti della sopportazione. L'imposizione del prezzo del biglietto doveva essere già controllata dalla vecchie giunte a partire da quella presieduta da Mauro Pili, a quelle recenti che, anziché vigilare sugli interessi della Sardegna, hanno dimostrato il poco interesse, creando le condizioni incredibili di far sì che l'isola andasse a perdere circa due milioni di turisti. Turisti che la Sardegna fatica a recuperare nel tempo, colpa anche di una crisi economica internazionale che devasta sempre di più l'economia reale della Sardegna. Sempre più poveri e sempre più isolati, dunque. Forse si tratta di scelte di Governo, oppure si tratta di interesse dei privati. Sta di fatto che i governi precedenti a quello guidato da Matteo Renzi, si sono dimostrati assenti, incapaci di trovare una soluzione decisiva del problema. Sono rimaste solo le demagogiche dichiarazioni di alcuni parlamentari sardi che utilizzano il palcoscenico della continuità territoriale a fini propagandistici per il loro "movimento unitario", senza avanzare nessuna soluzione al problema dei trasporti. Noi, come mondo dell'emigrazione sarda organizzata (la Fasi), abbiamo ricevuto in queste ore un migliaio di telefonate da parte di chi, costretto a ripagare il prezzo del biglietto per rientrare nella penisola, si trova in difficoltà economiche. Il tutto nel silenzio delle compagnie, della Regione e del Governo al grido dei turisti " Addio Sardegna, non metteremo più piede nell'isola". Noi, come Fasi, auspichiamo che questo disagio faccia riflettere non solo chi ci governa, ma anche tutte le categorie coinvolte in questo annoso problema (sindacati, associazioni, parlamentari e consiglio regionale) per trovare risposte efficaci e mettere fine a una condizione di disagio ormai storica. Il problema dei trasporti deve essere affrontato con urgenza e con intelligenza per trovare una soluzione a un problema diventato ormai una vera spina nei fianco per la Sardegna. Il contributo del mondo dell'emigrazione deve andare oltre le parole della denuncia e noi siamo pronti a fare la nostra parte. Perché non si ripetano più fatti come quello di Olbia, dove migliaia di turisti, ma anche di sardi, hanno vissuto sulla propria pelle la precarietà di un sistema. * segretario nazionale Fasi