la maddalena

di Giampiero Cocco w LA MADDALENA Il dubbio sulle forniture di armi da inviare ai curdi – donazione già decisa, anche se manca ufficialmente la scontata ratifica odierna da parte della commissione bicamerale – è soltanto tecnico-militare. L'armamento individuale di cui necessitano i combattenti peshmerga contrapposti ai fondamentalisti del califfato jihadista dell'Isis deve essere pratico, maneggevole e di facile utilizzo, oltre a dover sparare munizioni reperibili in loco, come il calibro 7,62 del blocco sovietico che si differenzia, per la lunghezza del proiettile, dal calibro 7,62 Nato, il munizionamento bellico del Patto atlantico. Ecco perché gli esperti militari che, in queste ore, partecipano trafelati alle diverse riunioni indette dalla Farnesina (il ministero degli Esteri) a Palazzo Barberini (ministero della Difesa) e lo Stato maggiore della difesa stanno vagliando e proponendo cosa infilare dentro i cassoni aviotrasportabili con destinazione l'aeroporto di Erbil, Kurdistan. Scontato l'invio l'invio dei fucili mitragliatori Ak 47 Kalasnhikov, dei lanciagranate Rpg, dei missili anticarro Fagot e dei razzi Katyuscia , tutti di produzione sovietica e facilmente stornabili, a costo zero, dal materiale bellico confiscato al petroliere russo Alexander Zuchov e custodito da vent'anni nelle riservette della polveriera sotterranea di Santo Stefano, restano le perplessità sull'invio (sollecitato da una parte delle forze armate) di armamento bellico appartenente e in parte dismesso dalle forze armate Nato. Le mitragliatrici Mg 42/59, pur essendo un'arma micidiale per precisione di tiro e gittata, hanno il grosso difetto di sprecare quantità industriali di proiettili Nato, da qui lo scetticismo dei consulenti militari di Matteo Renzi – sua l'idea di rifornire di armi il popolo curdo, un'iniziativa approvata dalla Comunità europea. Gli esperti avanzano dubbi sulla utilizzabilità, nel tempo di questo tipo di armi, che diventerebbero ferraglia una volta esauriti i proiettili. Alla Farnesina, dove si susseguono le riunioni operative in vista dell'informativa di oggi alle Camere da parte dei ministri della Difesa Roberta Pinotti e degli Esteri Federica Mogherini, si stanno predisponendo i piani di intervento e approntando la task force che dovrà occuparsi, logisticamente, del trasferimento delle armi. Resta sempre in piedi la possibilità (opzione A) di una rotta senza scalo degli Hercules C130j dell'aviazione militare italiana dall'aeroporto di Olbia Costa Smeralda al Kurdistan iracheno, sorvolando il territorio turco e con l'ombrello protettivo degli Awacs, gli aerei radar dell'aviazione statunitense. L'opzione B, quella meno probabile perché comporterebbe tempi operativi più lunghi, prevede invece il trasferimenti delle armi via mare verso Pisa o Pratica di Mare, per essere poi trasportati via terra sino alle piste di decollo. Uno stringato comunicato del ministero della Difesa ha svelato il motivo per il quale il ministro Roberta Pinotti si sia intrattenuta per oltre due ore, lunedì pomeriggio, nelle gallerie sotterranee della santabarbara di Santo Stefano: era indispensabile una ispezione dei luoghi e una visione d'insieme degli armamenti disponibili al trasferimento, un aspetto tecnico, questo, illustrato dal capo di Mari Nord Andrea Toscano, l'ammiraglio di squadra ed ex comandante della flotta di sommergibili italiani che detiene fisicamente le chiavi del superarsenale di materiale bellico custodito nel ventre dell'arcipelago della Maddalena. Il via libera alle operazioni di trasferimento verrà dato probabilmente nel tardo pomeriggio di oggi, quando il presidente del consiglio Matteo Renzi rientrerà dalla missione lampo in Iraq. Trattandosi di operazioni militari, ogni movimentazione di materiale bellico resterà coperto (si fa per dire), da una coltre di riservatezza. L'onda lunga delle polemiche sollevate dalla visita altrettanto lampo del ministro della difesa Roberta Pinotti nell'isola, che in una mezza giornata in elicottero ha visitato il poligono militare di Teulada, sorvolato il Salto di Quirra e infine atterrata nell'isola della Maddalena, non si è ancora attenuata. A fare le pulci e i conti in tasca al ministro con le stellette è stato ieri il deputato di Unidos Mauro Pili, che definisce la missione della Pinotti «una gita a spese degli italiani costata ben 25 mila euro. Il governo del rigore spreca denaro pubblico a piene mani per portare a passeggio in elicottero ministri di Stato che dai luoghi di vacanza si recano a fare gite fuori porta a carico dei contribuenti. Una vera e propria vergogna di Stato, senza pudore e senza ritegno. Le parole di Pinotti sono un'offesa all'intelligenza – aggiunge Pili –, affermare che non è riuscita nemmeno a mangiare per il grande sacrificio della giornata lascia senza parole se non fosse per la scandalosa gestione dell'intera gita. Aver tenuto segreta una visita paraistituzionale, aver dovuto ammettere il tutto solo dopo che le agenzie avevano battuto la denuncia su quella visita nascosta, è semplicemente deplorevole per un ministro di Stato. In realtà tutto era stato pianificato nei dettagli da giorni, pranzo compreso, così come si evince dal dettagliato programma predisposto e controfirmato dallo staff del Ministro – sostiene Pili –. Da giorni nella base di Teulada erano in corso gli allestimenti per la gita e tutto era pronto per il pranzo. Lo sanno tutti, dai cuochi ai generali». Con buona pace per il digiuno del ministro. ©RIPRODUZIONE RISERVATA