Imprenditori nel mirino: più dei sindaci

di Costantino Cossu wSASSARI La visita in Sardegna della Commissione del Senato sugli attentati agli amministratori ha riaperto il dibattito su un fenomeno che è in qualche modo endemico e le cui dimensioni sono diventate negli ultimi anni sempre più rilevanti. Ne abbiamo discusso con Antonietta Mazzette, docente di Sociologia urbana e coordinatrice dell'Osservatorio sociale sulla criminalità in Sardegna dell'Università di Sassari, centro di ricerca e di elaborazione dati che dal 2004 ricostruisce l'andamento della criminalità sarda per tipologia di reati. Come Osservatorio che giudizio date delle prime conclusioni cui è giunta la Commissione? «Vorrei innanzitutto chiarire che nelle nostre rilevazioni non facciamo riferimento solo a quei delitti che il codice penale qualifica come attentati, ma a tutti gli atti criminali violenti finalizzati a recare danno o offesa a persone o cose al fine di intimidazione. La Sardegna è ai primi posti in Italia per l'incidenza di tali atti criminali, subito a ridosso di regioni con una forte presenza della malavita organizzata come la Calabria e la Sicilia. E le vittime appartengono alle più diverse categorie economiche e sociali. I più colpiti non sono i sindaci e gli assessori, ma gli operatori economici, specialmente quelli che lavorano nel settore del turismo. Per quanto riguarda le cause, ho visto che le motivazioni del fenomeno indicate dalla Commissione oscillano tra "odi personali" e "crisi sociale ed economica". Ma se la crisi fosse una causa, la Sardegna avrebbe ben maggiore diffusione di attentati. Una controprova è che nel Sulcis, area economica depressa, il numero di casi rilevati è basso. Certo, in tutta l'isola c'è sempre qualche balordo che spara alla porta del sindaco, magari perché escluso dalle liste dei lavori socialmente utili, ma in questo caso il problema è un altro: il ricorso alla violenza per "sanare" conflitti anche di lieve entità e l'uso diffuso (quindi anche il possesso) delle armi. Ed è nel persistente ricorso alla violenza e nella "confidenza" con le armi che noi come Osservatorio riscontriamo un autentico fattore emergenziale, tanto più grave quanto più si concentra in aree delimitate e con una bassissima densità di popolazione. Quanto agli "odi personali", sono solo uno dei fattori, e neanche il più rilevante». Quali sono invece i fattori importanti? «I numeri raccolti ci hanno consentito di definire quattro tipi di movente, che sono connessi rispettivamente a: 1) estorsione; 2) interessi economici e fatti di concorrenza; 3) decisioni amministrative che toccano interessi privati; 4) conflitti famigliari e/o amicali. Basta scorrere questo elenco per rendersi conto che il problema degli attentati ha una portata ben superiore, per autori e vittime, rispetto sia al campo circoscritto degli amministratori pubblici sia a quello degli "odi personali". Ma è passando alla distribuzione geografica che si capisce quali sono le vere cause». Perché? «I territori più colpiti stanno dentro un'area centro orientale che tocca soprattutto la provincia di Olbia, il Nuorese e l'Ogliastra. Se prendiamo in considerazione i comuni più popolosi, è la città di Olbia quella in cui avvengono in termini assoluti il maggior numero di attentati, seguita da Nuoro e da Tortolì. Ma anche a Sassari e a Cagliari l'incidenza è alta. E siccome, come dicevo, sono gli operatori economici e i loro beni gli obiettivi primari di questa forma delinquenziale, i territori più colpiti sono anche quelli più dinamici. Dinamismo economico legato, nella maggior parte dei casi, al turismo, e in particolare all'attività edilizia legata a questo settore. La crisi economica c'entra poco e nulla. Che sia così emerge con chiarezza analizzando quelli che nelle nostre ricerche chiamiamo "Sistemi locali del lavoro" e mettendoli in relazione al fenomeno degli attentati. È il caso, ad esempio, di Orosei e di Siniscola, comuni più stabili di altri sotto il profilo economico proprio grazie al turismo e nei quali il numero degli attentati è particolarmente elevato. Lo stesso discorso vale per i "Sistemi locali del lavoro" di Lanusei e di Tortolì, dove è Gairo e a Barisardo (comuni nei quali il turismo è il settore prevalente) che si riscontrano le percentuali più elevate di attentati. Ma soprattutto è il caso di Olbia, "capitale" del turismo sardo e comune molto economicamente molto dinamico, dove il numero alto di attentati ufficialmente censiti è in realtà sottostimato rispetto agli atti criminali che vengono effettivamente messi in atto. Insomma, è dove l'economia tira di più che il numero degli attentati è più alto». Tornando agli amministratori, il fenomeno va ridimensionato? «Gli attentati agli amministratori sono un fatto grave che va combattuto, ma deve anche essere compreso entro le sue reali dimensioni. I grafici da noi elaborati dimostrano che le principali vittime delle violenze non sono, lo ripeto, i sindaci, ma i titolari di attività economiche, dagli imprenditori ai commercianti, specialmente nel settore del turismo. A questo va aggiunto che il fenomeno degli attentati agli amministratori ha sue specifiche caratteristiche qualitative». Quali? «In sostanza, due. La prima è che quasi mai si riscontra una matrice politica, come abbiamo potuto rilevare anche nell'ultimo rapporto di ricerca che il nostro Osservatorio ha compiuto per conto della Questura di Nuoro. La seconda è che nella maggior parte dei casi il movente è legato all'uso più o meno regolamentato dei suoli: permessi edilizi, utilizzo di aree demaniali, destinazioni d'uso illegali. È la gestione dei terreni, pubblici e privati, il cuore del conflitto». ©RIPRODUZIONE RISERVATA