«I poteri forti svendono i diritti di tutti i sardi»

di Alfredo Franchini wCAGLIARI La nuova vita di Mauro Pili incomincia adesso, a quarantasette anni. Il passato, venti mesi da presidente della Regione prima che fosse introdotta la figura del «governatore» e poi dieci anni da parlamentare, è stato lasciato alle spalle un anno fa quando ha rotto con il gruppo dirigente di Pdl-Forza Italia e, in particolare, con Ugo Cappellacci. La nuova vita è la terza ricandidatura per Villa Devoto ed è anche la scommessa di un partito diverso «né di destra, né di sinistra» che vada a coprire un vuoto nella politica sarda. In uno scenario dove si prefigurano due minoranze (Centrosinistra e Centrodestra si attestano attorno al 30 per cento), Mauro Pili ritiene che manchi un partito alla «Tory» britannico ma in chiave sarda, cioè liberale e interventista in economia. Pili, lei è uscito dal Centrodestra denunciando i poteri forti. Chi comanda oggi in Sardegna? «Domina la connivenza dei partiti nazionali con la classe politica sarda che è totalmente asservita alle logiche dei poteri forti nazionali. I sardi devono liberarsi da questo retaggio storico: i parlamentari sardi, divisi in destra e sinistra, li ho visti a Roma far finta di litigare la mattina per poi trovarsi la sera a cena». Ha un episodio da citare per farci capire come agiscono i poteri forti? «Ci sono mille atti sostanziali a cominciare dalla tariffa unica per i trasporti aerei: è stata limitata a soli nove mesi perché Alitalia ha imposto nel bando di gara che fossero eliminati i mesi estivi. Un'imposizione passata attraverso i partiti nazionali e subìta in modo connivente da Cappellacci. C'è un asse nazionale-sardo dei poteri forti che si manifesta nelle azioni di Eni, Enel, Tirrenia. E questi enti sono tra i principali sponsor delle Fondazioni che rispondono a importanti politici». Ci sono fondazioni politiche sponsorizzate da Eni ed Enel? «Ci aggiunga anche Alitalia e Moby e vedrà che sono sponsor della Fondazione di Enrico Letta». Ne converrà che la questione dei trasporti marittimi nasce, però, dalla necessità di privatizzare Tirrenia? «Sì ma alla fine Cappellacci era seduto al tavolo con l'armatore della Moby per discutere non di trasporto ma della composizione del Consiglio d'amministrazione». Ma poi c'è stato l'esperimento della Flotta sarda. «Preferisco chiamarla la frottola sarda. Hanno fatto partire una nave da Golfo Aranci per Vado Ligure quando la rotta da aggredire sarebbe stata Genova-Olbia. Anche quello è stato un regalo fatto alle lobby interne dentro i partiti nazionali». Ma lei era in parlamento, non poteva fare niente? «Ho votato 1.200 volte contro le direttive di quello che era il mio partito, a cominciare dalla convenzione per la Tirrenia». Sa che Berlusconi ha detto in un'intervista che la sua fuoriuscita dal partito è stata per lui un grande dolore. «Il mio dolore sa qual è stato»? No, ce lo dica. «Che purtroppo hanno preso il sopravvento persone come Verdini, Scajola e Cappellacci che niente hanno a che fare con la Sardegna e con i sardi e che hanno fatto di tutto per negare quelli che erano i diritti della nostra terra». Lei mette sullo stesso piano destra e sinistra: non c'è nessuna differenza? «Io ho visto con i miei occhi in parlamento: tutti i deputati schierati a favore della Tirrenia contro i cittadini sardi. Mi dica lei dove sta la differenza nelle cose concrete»? Alla frammentazione sociale disgregante si aggiunge in politica l'impossibilità di arrivare a un bipolarismo perfetto. La legge elettorale, anche quella sarda, rischia di non dare governabilità certa. Perché tutto questo? «Le leggi sono state fatte non per governare ma per continuare a gestire le istituzioni in maniera clientelare. Leggi aberranti quando si dovevano varare norme elettorali per garantire la certezza del risultato e il ruolo dell'opposizione. Ma del resto sono norme fatte da una classe dirigente fallimentare». La politica è sempre più personalizzata, non più quella ideologica che si svolgeva dentro i partiti. Il voto di appartenenza appartiene al passato a vantaggio del voto alla persona? «Io sto facendo una campagna elettorale di lotta per la Sardegna. Spero che ai sardi resti la capacità di misurare le idee, la concretezza di un candidato». In che cosa si differenzia dagli altri candidati? «Se il Centrodestra e il Centrosinistra hanno generato 80 mila disoccupati in dieci anni e io, in soli venti mesi di governo, ho invertito la tendenza della disoccupazione scesa dal 23 al 17% e l'aumento del Pil, da 1,1 a 2,3% è un elemento di misurazione della politica». Lei propone interventi shock per aggredire la crisi economica. Si possono fare davvero? «Si possono fare in sei mesi. Non è vero che non ci sono soldi, caso mai è sbagliato il riparto. La Sardegna deve diventare la più grande piazza logistica. Con 100 milioni di euro ai low cost possiamo avere 20 milioni di presenze. La Regione paga 10 euro a passeggero che sbarca e ne incassa 40 dal fisco. I consumi crescono»... Ma tutti vogliono la zona franca. Si è chiesto il motivo? «È stata utilizzata negli ultimi tre mesi da Cappellacci dopo che per quasi cinque anni l'aveva ignorata. Nel 2010 feci io una proposta organica che prevedeva il riequilibrio storico. Una zona franca doganale funzionale alla crescita dello sviluppo, su tutti agricoltura e turismo. Ma per sostenere lo sviluppo endogeno e non quello della Saras. Fatta per i sardi e non per chi vuole speculare. Un'idea diversa da quella di Cappellacci e di qualche fattucchiera». Il Piano paesaggistico è da cambiare ancora? «L'errore che hanno fatto Soru e Pigliaru, da una parte, Cappellacci e Verdini dall'altra è di misurare le quantità in volumi. Hanno pensato alla quantità e non alla misurazione dell'impatto. Il tema è la qualità dell'investimento. Tutte e due quelle "coppie" hanno avuto un approccio fallimentare e affaristico». Perché affaristico? «Nella passata legislatura Soru e Pigliaru introdussero le Intese e poi Cappellacci e Verdini hanno varato gli Accordi: sia le Intese che gli Accordi superavano i vincoli a seconda di chi proponeva quel superamento, quindi una norma fatta per gli amici loro». Infrastrutture: dove sono andati a finire i ribassi d'asta? «Bella domanda. Noi sappiamo cosa faremo: con quei soldi amplieremo i lavori, apriremo i cantieri». Banche: la Regione ha perso la competenza che aveva sul credito ma lei pensa a un polo tutto sardo? «E' indispensabile. Concretamente subito ci sono due strade: la prima è l'imposizione di un onere di servizio pubblico. Io ti do un affidamento regionale se tu banca rispondi a determinate caratteristiche per garantire ai sardi l'accesso al credito. La seconda strada è quella di costruire attorno alla Sfirs non una struttura clientelare ma un polo che possa gestire la rinascita economica». Resta la partita più difficile: sburocratizzare la Regione. «Si risolve subito anche questo: saranno i professionisti quando fanno un progetto ad assumersi la responsabilità amministrativa». ©RIPRODUZIONE RISERVATA