«Soru e Cappellacci? Governi fallimentari»

di Pinuccio Saba wSASSARI Un Mauro Pili a tutto campo, quello che ieri mattina ha tenuto un comizio in piazza Castello, davanti a un centinaio di ardimentosi (c'era un freddo becco) e intirizziti elettori. Ne ha avuto soprattutto per il centro destra e il centro sinistra, con una punta di veleno in più per Ugo Cappellacci. E Mauro Pili, che guida un'alleanza di ispirazione indipendentista formata da Unidos, Fortza Paris e Soberania ha voluto mettere in guardia gli elettori dagli accordi che «centro destra e centro sinistra chiudono a Roma, sulla pelle di noi sardi». Un teatrino della politica contro il quale Pili si è «orgogliosamente rivoltato» votando 1200 volte contro le indicazioni arrivate dal partito. Accordi trasversali, ha sostenuto Mauro Pili, il cui riscontro e nelle votazioni parlamentari, quando la gran parte dei deputati e senatori sardi ha votato per le politiche energetiche che penalizzano l'imprenditoria sarda, per la privatizzazione della Tirrenia «che in un anno ha fatto arrivare due milioni e 200 mila turisti in meno». Politiche ha hanno fatto comodo a tutti tranne che ai sardi, ha aggiunto il leader di Unidos, e «non a caso ho voluto incontrarvi davanti alla sede del Banco di Sardegna il cui vero nome è Banco dell'Emilia Romagna. Un patrimonio, un orgoglio per Sassari e la Sardegna che la politica romana non ha esitato un attimo a cedere ad altri». Mauro Pili ha poi analizzato i governi regionali, secondo lui «un fallimento totale, sia Soru sia Cappellacci. Nei 20 mesi del mio governo la disocupazione è scesa di tre punti, mentre il prodotto interno lordo che in Italia era di 1,1 punti, in sardegna era arrivato a 2,3 punti di crescita. Come abbiamo fatto? Investendo, perché dalla crisi si esce solo con gli investimenti». E il programma dell'alleanza si basa su pochi ma importanti punti, come la sburocratizzazione di Regione ed enti locali, investimenti su trasporti (100 milioni per le compagnie low cost), ma anche su viabilità e ferrovie; un piano urbanistico basato su qualità e non quantità; una zona franca che venga pagata dallo stato italiano e non dai sardi. Con un ultimo affondo per Cappellacci «al quale chiederò, spero in tv, per quale ragione il suo primo progetto è stato quello dell'eolico concordato con Verdini e Flavio Carboni».