Salta l'incontro Pigliaru-Cappellacci

di Alfredo Franchini wCAGLIARI Avrebbe potuto essere il primo confronto pubblico tra Francesco Pigliaru e Ugo Cappellacci, ma il presidente della giunta in carica non è intervenuto all'inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Cagliari. C'era, invece, Pigliaru che dell'Università è stato prorettore sino a poco tempo fa e ora è docente di Economia politica; in rappresentanza della giunta, l'assessore al Bilancio, Alessandra Zedda. «L'università è centrale ed essenziale per le prospettive economiche della Sardegna», spiega Pigliaru ai giornalisti che lo assalgono. Il candidato del centrosinistra non si sottrae alle domande e ricorda il suo progetto per l'università «per il quale ho lavorato per quattro anni riuscendo a tenere aperta l'università al talento». E' bene ricordare che l'istruzione in Sardegna ha toccato il fondo: il 40% dei diplomati non si iscrive all'Università e troppo spesso finisce tra coloro che non studiano e non lavorano. Per la scuola sarda ci sono solo record negativi ma se si vuole crescere non si può prescindere dall'istruzione. E di deve cambiare tutto tanto che Pigliaru arriva a dire: «Bisogna ripartire dalle scuole elementari per combattere la dispersione scolastica». Il sistema Sardegna sta attraversando la tempesta perfetta: le proiezioni demografiche avvalorano la tesi di un futuro fatto di paesi sempre più spopolati: i giovani migliori lasciano l'isola per studiare altrove e difficilmente faranno ritorno. «Ogni anno alcune migliaia di studenti idonei per merito e reddito ma non beneficiari delle borse per carenza dei fondi, sono invitati a trasferirsi negli atenei della penisola o a rinunciare agli studi», ha spiegato Giovanni Melis, magnifico rettore di Cagliari, «l'intervento ministeriale sposta studenti dalle aree economicamente più deboli a quelle più forti, indebolendo così gli atenei del Sud e dell'isola». Che fare? Innanzitutto si tratta di avere pari opportunità tra gli atenei ma questo dipende dal ministero mentre il rapporto tra le Università di Cagliari e Sassari con la Regione, a conti fatti, è stato positivo: «Mi auguro che si continui nella collaborazione al di là degli schieramenti», afferma Giovanni Melis, contrario ad ogni ipotesi di fusione delle due Università: «L'autonomia», dice, «si difende operando bene. E qui non si trattarebbe di mettere insieme due università lombarde, come ad esempio Bergamo e Milano, qui c'è di mezzo la storia. Sarebbe come unire le università di Milano e di Torino». Posizione condivisa dal rettore dell'Università di Sassari, Attilio Mastino. Non è mancata la voce degli studenti: «Tante proteste in piazza e poi si resta soli quando i temi in discussione riguardano il diritto allo studio», ha affermato Valeria Lallai, rappresentante degli studenti. L'inaugurazione dell'anno accademico è avvenuta in contemporanea con una manifestazione dei lavoratori delle ditte d'appalto, per le quali, peraltro, l'Università ha precisato di essere il committente dei servizi organizzati in autonomia dalle ditte fornitrici. ©RIPRODUZIONE RISERVATA