politica regionale

di Alfredo Franchini wCAGLIARI Il pendolo della politica si è fermato dalla stessa parte del 1994 quando Silvio Berlusconi fondò, nel giro di due mesi, Forza Italia. La scienza politica lo definì allora un partito istantaneo, come quelli generati da cause esterne o addirittura dalle guerre - allora fu Tangentopoli - e che catalizzano un voto di protesta. Poi le cose sono andate diversamente: nel 2008 il partito annunciato da Berlusconi sul predellino di un'auto, il Pdl, prese 14 milioni di voti, ridotti a sette e mezzo quest'anno. Ora le bandiere di Forza Italia garriscono di nuovo nelle sedi del partito che fu ed è rinato. Una parabola che non ha risparmiato la storia del Centrodestra in Sardegna, sempre dominata da Berlusconi che, all'inizio anche con la collaborazione del senatore Comincioli, scomparso due anni fa, poteva fare e disfare liste elettorali, scegliendo gli uomini senza che alcuno avesse da ridire. Ed è per questo che, subito dopo l'annuncio ufficiale, sono arrivate le prime ri-adesioni alla vecchia Forza Italia. Emilio Floris che di Forza Italia fu capogruppo in Consiglio regionale, afferma: «Berlusconi rimarrà in campo oggi come ieri, anzi oggi più di ieri. Non sarà una gogna giudiziaria a metterlo in panchina e io che dal 1994 sono stato tra i primi e i tanti sostenitori sardi che hanno sposato i valori di Forza Italia, sarò a fianco del mio presidente per quella che è una guerra di libertà». A sventolare la bandiera di Forza Italia, oltre all'ex sindaco di Cagliari, ci saranno anche Salvatore Cicu e il coordinatore regionale del partito, Settimo Nizzi. E la bandiera del partito che nel 1994 doveva rappresentare culturalmente la «rivoluzione liberale» riunirà anche Claudia Lombardo, presidente del Consiglio regionale che esordì nell'assemblea di via Roma a 21 anni, eletta in Forza Italia, e Ugo Cappellacci che fu scelto a sorpresa da Berlusconi come governatore. Tra i fedelissimi c'è Piergiorgio Massida, oggi Autorità portuale di Cagliari, ma negli anni passati uno degli uomini più vicini a Berlusconi. Gianfranco Bardanzellu ha rotto ogni indugio dopo aver visto il video del leader: «Berlusconi ha presentato la carta di identità della nuova formazione politica», afferma Bardanzellu, «capisaldi su cui poggia la base a difesa delle nostre tradizioni che la destra, quella destra nazionale che fino all'arrivo di Berlusconi era relegata al di fuori dall'anacronistico arco costituzionale, ha sempre difeso». Entreranno in Forza Italia anche Ignazio Artizzu e Carmelino Porcu, che confluirono nel Pdl provenienti da An. E ieri è giunta anche l'adesione del coordinatore regionale dei giovani Pdl, Giovani Pierpaolo Cassoni e dei coordinatori provinciali della Giovane Italia di Sassari Raffaela Barsi, di Cagliari Edoardo Delirio, di Nuoro Giorgio Gaias. Resta incerto Mario Diana, ex capogruppo del Pdl, che ha rotto con Cappellacci ed è passato all'opposizione; l'eventuale passaggio di Diana nel gruppo forzista sembra subordinato proprio alla presenza di Cappellacci. Chi, invece, sembra molto distante è Mauro Pili che Berlusconi, con un colpo a sorpresa, lo tolse dal municipio di Iglesias per aprirgli le porte di Villa Devoto. Ma Pili ha preso le distanze dall'attuale leadeship del Centrodestra sardo e sembra orientato a scendere in campo «in proprio». Sempre che non ci sia un altro colpo di mano di Berlusconi. Ma intanto il Centrodestra sardo deve definire quali saranno i contorni della rifondazione che, prima di tutto, vuole dire disegnare un nuovo rapporto con lo Stato. E poi stabilire l'azione da compiere in economia: un partito "liberal" nel senso di interventista in economia o "libertarian" che non contempla interferenze dello Stato? E ci sarà da capire anche quali rapporti ci saranno con i leader del Centrodestra che non aderiranno a Forza Italia. ©RIPRODUZIONE RISERVATA