Ma "sassaresità" non basta per spiegare la "sassareseria"

La sassaresità. Il Circolo sassarese ha organizzato, tra le manifestazioni di celebrazione del suo centocinquantesimo anniversario, una talvola rotonda sulla "sassaresità". Raccontano che ci sia stato un qualche scambio di vedute fra gli organizzatori, nel senso che all'inizio qualcuno aveva proposto la parola "sassareseria", poi modificata in "sassaresità" dopo aver escluso, penso "sassaresitudine": che forse, oltre ad essere un po' troppo ricercata, poteva far pensare al termine "negritudine", molto usato quando la cultura europea scoprì la poesia di Sédar Senghor. Certo, nel tempo "sassareseria" ha assunto un significato vagamente negativo: come se su quell'atteggiamento di ironia (e di autoironia) che in passato si legava al termine sia stata esercitata una sorta di censura morale. E di fatto così, negativamente, suona, nella psicologia dei sassaresi di oggi. Però, "sassaresità" sembra troppo vago e troppo poco. Faccio l'esempio: avendo sbagliato orario al Teatro civico, dove dovevo "moderare", come si dice, quel tale incontro sono arrivato in larghissimo anticipo: sicché l'impiegato che aveva appena aperto il portone sulla sala totalmente deserta mi ha detto: Professò, è arribiddu primma, ma no ha vintu nudda". A chiamarla sassaresità mi pare poco. La grammatica. Leggo con grande piacere la notizia che non solo è arrivato a conclusione il lungo viaggio di fondazione della Fondazione "Giorgio Asproni", ma anche – come scrive Luciano Piras nella "Nuova" di ieri – che nel suo programma c'è il progetto di mettere in rete, su Facebook, le 3750 pagine dello straordinario "Diario politico" di Asproni. Che dal 1855 al 1876 non soltanto fu uno dei più autorevoli leader della Sinistra risorgimentale, ma anche raccontò giorno per giorno (in un suo diario, appunto) tutto quello che accadeva nel mondo politico di cui era parte. Da lettore sardo mi è sempre piaciuta la pagina in cui Asproni incontra a Londra, nel luglio del 1855, Giuseppe Mazzini. Descrizione dell'Apostolo: Ha diradati i capelli e già inclinati a canizie, la barba nera nelle guancie, bianca nel mento, il labbro dolce, la fronte alta e spaziosa, gli occhi nerissimi, vividi, scintillanti. Non ho visto mai figura più attraente. È una di quelle persone che Dio crea per rivelare ai popoli i loro diritti e il fine a cui son destinati. Ultima frase: In casa sua mi ho dimenticato il parapioggia. Con quel verbo "avere" che più sardo non si può.