«Galsi, a rischio il vermentino»


OLBIA. L'esercito degli anti Galsi si ingrossa. A dire no alla centrale è ora anche il Consorzio di tutela del vermentino di Gallura, nato per valorizzare il pregiato vino. il Consorzio (12 aziende con 350 soci), ha deciso di mettere nero su bianco il suo no alla centrale di pompaggio.
«Fino ad oggi abbiamo atteso che la nostra politica difendesse il territorio - afferma Daniela Pinna, la presidente del Consorzio -. Chi di dovere lo sta facendo, ma c'è ancora bisogno di supporto, aiuto e competenza scientifica da parte della nostra categoria. Il consorzio del vermentino di Gallura è quella parte della popolazione gallurese che produce e trasforma le proprie uve in vino. Mille ettari specializzati in vermentino e 25 industrie enologiche. Percorrendo la Gallura non si trovano terreni incolti, ma distese di vigneti e foreste di querce da sughero. La Gallura ha già deciso cosa fare del suo futuro: turismo, agricoltura specializzata, industrie alimentari e collegate, come quella sugheriera. La strada l'abbiamo scelta da tempo, senza tentennamenti e senza aspettare che qualcuno decidesse se investire o meno in Sardegna e portare forse un po' di lavoro». Il Consorzio teme che la centrale Galsi in Gallura vada a vanificare il lavoro di decenni. «Noi produciamo un vino entrato a far parte delle eccellenze italiane - continua la Pinna -. Viene esportato in tutto il mondo ed è tra i vini al momento più richiesti. L'aumentato numero di cantine produttrici, la maggiore specializzazione dei viticoltori, i successi nelle rassegne enologiche internazionali e, non ultimo, l'interesse per il vitigno piantato anche in altre regioni italiane e nazioni fa si che tutto ciò svolga un vitale compito di promozione del territorio. Tutto questo è stato ottenuto con lavoro e fatica, ma ora il metanodotto squarcerà gran parte dei vigneti che appartengono a piccoli e grandi produttori ed eliminerà per sempre distese di querce centenarie». «Tutti - conclude l'imprenditrice - parlano solo dell'impatto fisico che il metanodotto Galsi darà alla nostra terra, ma nessuno parla dell'inquinamento ambientale e degli effetti sulla salute, sulle colture e, quindi, sui vigneti e sugli animali, provocato dalle emissioni dei motori delle turbine della stazione di pompaggio perennemente accesi a meno di 1 chilometro da Olbia, nonostante si continui a sostenere il contrario. Il Consorzio dice no a tutto questo: niente ci ripagherà da un danno cosi immenso da essere paragonato a una calamità naturale, ma provocato direttamente dall'uomo».

Alessandro Pirina