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ROMA.Alla fine la creatività operaia ha prevalso sui divieti. I metalmeccanici della Fiom hanno sfilato in corteo, aggirando lo stop del sindaco Alemanno. «Non possiamo certo volare» ha commentato ironicamente il segretario Maurizio Landini spiegando che, quello partito da Villa Borghese - dove i lavoratori erano arrivati con 95 pullman - era un corteo «ambientalmente sostenibile», una sorta di passeggiata.
Migliaia di operai e impiegati di Fiat e Fincantieri hanno partecipato al sit-in promosso da Fiom e Cgil per la difesa dei posti di lavoro e dei diritti. Una manifestazione pacifica e ordinata (con un servizio d'ordine imponente) ma molto arrabbiata con Marchionne e il governo. In piazza ad ascoltare gli interventi dei delegati, di Maurizio Landini e Susanna Camusso, hanno partecipato delegazioni da tutti gli stabilimenti della cantieristica e della Fiat. Una geografia della crisi rappresentata dagli striscioni della Cnh di Imola (650 in cig), di Termini Imerese (che chiuderà tra due mesi), della Irisbus (da 100 giorni in lotta), di Mirafiori presse, dell'Iveco di Brescia, della Magneti Marelli. Ma anche dagli abruzzesi della Sevel, dalla Ferrari, dalla Vm Motori di Cento, dall'Iveco di Suzzara, da Pomigliano.
Maurizio Landini raccoglie gli umori della piazza. Rivendica il no alla violenza e la volontà dei metalmeccanici di voler produrre in Italia «mentre Marchionne fugge». Polemizza col prefetto di Roma che avrebbe preferito un divieto più ferreo. E strappa gli applausi quando rivendica alla Fiom la scelta di non firmare gli accordi separati: «Qualcuno ha visto i 20 miliardi di investimenti annunciati dalla Fiat? Quando ci fu l'accordo di Pomigliano in tanti spiegarono alla Fiom che avrebbe dovuto firmare perchè era un caso eccezionale. Tutti dicevano che era un prezzo da pagare. A distanza di un anno dico per fortuna che la Fiom non ha firmato. Gli investimenti non ci sono, i modelli non ci sono e sta aumentando la cassa integrazione». Alte le adesioni allo sciopero: alla Fiat, dice la Fiom, al 50% (ma l'azienda parla del 13%).
Quando prende la parola Susanna Camusso parte qualche fischio della parte «arrabbiata» che non ha digerito la firma sul modello contrattuale. Ma il segretario generale della Cgil recupera il consenso quando attacca il governo «che peggiora ogni giorno la condizione del paese e se ne deve andare». L'obiettivo è quello di rimettere al centro dell'agenda politica la questione del lavoro. E alla Fiat di Marchionne ha riservato una stoccata. «Sembra sempre più vicina ad andarsene» e il governo «è stato complice. Hanno parlato di Marchionne come di un grande innovatore e qual è l'innovazione di chi ha chiuso tre stabilimenti e non ha trovato una soluzione per gli altri?».
Presenti molti esponenti dell'opposizione. Fassina, Damiano e Vita per il Pd, Diliberto (Pdci), Ferrero (Prc) e Vendola (Sel). Ai margini della manifestazione il leader di Sel è stato insultato e spinto da un uomo che gli ha contestato le dichiarazioni contro i violenti di Roma: «I black bloc non sono barbari» ha urlato prima di essere allontanato dalla scorta. Vendola ha ricevuto la solidarietà di Rosi Bindi e di Alemanno.

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