La Fiom in piazza del Popolo


ROMA . La Fiom minaccia di occupare la piazza e la questura è costretta a revocare il divieto. Si svolgerà domani in piazza del Popolo a Roma la manifestazione dei lavoratori Fiat e Fincantieri.
Maurizio Landini, segretario generale delle tute blu della Cgil, aveva annunciato che il sindacato era pronto a occupare piazza del Popolo se non fosse stata concessa l'autorizzazione dalla questura di Roma, dopo il divieto del sindaco Alemanno.
Il lungo braccio di ferro e la mediazione tra la Fiom e il questore di Roma Francesco Tagliente si è concluso nella serata di ieri con il via libera alla manifestazione di domani in occasione dello sciopero generale del Gruppo Fiat e della Fincantieri. Il sindacato, ha annunciato l'arrivo di novanta pullman e garantito un efficiente servizio d'ordine. Ma «non ci saranno né facce coperte, né caschi» ha detto Landini. Che ha anche ricordato le tappe della vicenda. «La settimana scorsa - ha ricordato - avevamo informato la questura dell'interesse a manifestare da piazza Esedra a Piazza Santi Apostoli. Dopo aver ottenuto un via libera di massima, e dopo i disordini di sabato, ci è stato comunicato che questa autorizzazione non c'era più».
E'cosi cominciato il confronto col questore. La Fiom ha proposto un percorso alternativo (da piazza Partigiani a Bocca della Verità) bocciato dal sindaco perché all'interno del territorio vietato dall'ordinanza. Anche una terza proposta (da piazzale Flaminio a viale Mazzini) è stata respinta. A questo punto la Fiom, sostenuta dalla Cgil, ha considerato a rischio la libertà costituzionale di manifestazione. E pur accantonando l'idea del corteo ha scelto di far svolgere una manifestazione in piazza del Popolo, una di quelle «consentite» dal sindaco Alemanno. Di fronte a un nuovo no, il sindacato era disposto ad occupare la piazza (sono attese decine di migliaia di operai e impiegati metalmeccanici). Da Torino, ad esempio, sono annunciati mille lavoratori diretti e dell'indotto. Poi è arrivato il via libera.
Sullo sciopero di venerdi è arrivata anche una dichiarazione critica di Sergio Marchionne. Secondo l'ad del Lingotto di fronte alla crisi economica «scioperare, protestare non serve a niente». Ma sulla questione del blocco delle manifestazioni a Roma e della fidejussione da versare per ripagare eventuali danni lo scontro s'infiamma. Per il ministro Sacconi Roma «ha diritto a una tregua» mentre Di Pietro ha contestato l'idea del fondo di garanzia: «Chi manifesta non ha i soldi per pagare ciò che distruggono i delinquenti». Se c'è la fidejussione nessuno potrà più manifestare, ha commentato Susanna Camusso, segretario generale della Cgil. E Landini ha lanciato la sottoscrizione «contro la tassa di Maroni». Per Ferrero (Prc) solo col fascismo e Tambroni sono state vietate le manifestazioni. Il deputato Pdl, Stracquadanio, attacca invece il ministro: «Maroni incapace ha sottovalutato il problema, forse con gli scontri voleva far cadere il governo».

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