Amanda piange per Meredith


PERUGIA.«Alla famiglia di Meredith voglio dire che mi dispiace molto perché non c'è più, ma stiamo pagando con la nostra vita un crimine che non abbiamo commesso. Io sono innocente, Raffaele è innocente, non abbiamo ucciso nessuno».
Tre anni dopo il delitto di via della Pergola l'enigmatica Amanda Knox piange in aula durante il processo d'appello. L'emozione che prova nella sfida più importante, in cui potrebbe addirittura veder aumentare la condanna a 26 anni di carcere rimediata in primo grado, è tutta in quelle poche e accorate parole rivolte ai giudici. Le lacrime solcano le guance di Foxy-Knoxy durante la dichiarazione spontanea: «Nessuna giustizia sarà resa a Meredith condannando noi che non c'entriamo niente, nessuna giustizia è compiuta togliendoci le nostre vite». Amanda, capelli corti e un maglione scuro girocollo, tiene lo sguardo basso anche quando chiede scusa a Patrick Lumumba, il musicista incarcerato per le sue accuse: «Mi dispiace, non volevo farti torto. Sono stata ingenua e dovevo sopportare le pressioni, non volevo contribuire a quello che hai sofferto. Tu sai cosa vuol dire subire accuse ingiuste sulla tua pelle e spero riuscirai a trovare pace». Se per qualcuno dei presenti in aula quelle di Amanda sono «lacrime di coccodrillo» il congolese è convinto che la giovane di Seattle stia «giocando qualsiasi carta per vincere la sua partita».
Di «scuse del tutto inopportune finalizzate al processo» ha parlato l'avvocato Francesco Maresca, che tutela gli interessi della famiglia Kercher: «Sono assolutamente tardive e arrivano dopo che il padre di Meredith, in una delle pochissime dichiarazioni rilasciate, aveva specificato di non aver mai sentito nessuno ricordare la figlia».
Nell'udienza di ieri la difesa di Raffaele, espressione assente e neppure una parola, ha chiesto alla Corte di assise d'appello di Perugia una perizia come quella disposta nel processo contro Alberto Stasi (poi assolto dall'accusa di aver ucciso la fidanzata), per riaprire «a tutto campo» il dibattimento.

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Rocco Ferrante