Stasera al Civico in scena «La cometa»

Questo pomeriggio alle 18.30 al Teatro Civico di Sassari Sante Maurizi e gli altri attori della compagnia teatrale La Botte e il Cilindro presenteranno una lettura scenica di «La Cometa», tratto da «Polvere d'oro. Tre radiodrammi» di Salvatore Mannuzzu, un volume inedito dello scrittore che la Facoltà di Lettere ha stampato in occasione del suo quarantennale. Qui pubblichiamo un affettuso omaggio di Sante Maurizi a Mannuzzu.


di Sante Maurizi
Caro Toti, posseggo ancora le due audiocassette che registrai quando a Radiotre andò in onda «Anima in pena». Quindici anni fa, più o meno. Ero colpito dalla novità (la tua fisionomia di narratore già chiarissima, «Il terzo suono» appena alle spalle), e curioso di scoprire una tua scrittura per la scena. Scena solo sonora di un dramma per la radio: sottoposto a regole e consuetudini ben più di un testo teatrale. E di un autore come dici ora «non avvezzo alla terza persona». Ma inflessibile, mi pare per come ti si conosce, nel sottoporti alle regole una volta accettato di giocare (e già sapevo che «La regola del gioco» di Renoir è uno dei «tuoi» film). Dici ora che dopo quella prima esperienza ci prendesti gusto, e cosi altri due lavori andarono a costituire «Polvere d'oro», una trilogia che comprende dunque anche «Sabbie nere» e «La cometa». A leggerle, quelle pagine, si vede che ci hai provato gusto per davvero, e scherzando (ma non troppo) ti ho detto che hai sbagliato mestiere: già alla lettura silenziosa vanno via lisci, ma a dirli si gode proprio.
Mi deluse parecchio, l'ascolto di quell'«Anima in pena» (ora so che il titolo che gli avevi dato era «La mèche bianca», e forse ci sarebbe stato da insospettirsi di quel cambiamento). Provavo a separare la tua scrittura da come altri l'avevano resa, ma non c'era verso. Quando i personaggi prendono corpo (a maggior ragione se è unicamente il suono a tracciare quel corpo) il testo è mera causa scatenante, ancella di qualcosa che accade. Dipenderà dall'aver lavorato con la mano sinistra se quel qualcosa non avviene, o dalla convenzione (nel senso peggiore: è spesso la maniera a determinare i fallimenti), ma chissà. Svogliatezza e routine parevano meno importanti già allora di una pochezza individuale (registi, attori) nel tener vivo un genere un tempo floridissimo avviato a un veloce tramonto.
La radio, come la lettura, induce a un rapporto privato, privatissimo, con i personaggi e le loro vicende. Accanto alla radio siamo tutti un po' come Athos quando ascolta per caso attraverso il tubo di una stufa Richelieu commissionare a Milady l'assassinio di Buckingham. Sarà per questo che la sintassi del radiodramma (plasmata sulla scansione di episodi di venti minuti) necessita d'una sapienza dei meccanismi della suspense, come nel vecchio romanzo d'appendice. Ed è sull'ascoltatore - come per Athos - il caso a prevalere: perché a caso la radio ti arriva alle orecchie, e deve intrigarti nella tua inconsapevolezza di trovarti li, in un pezzo qualunque della tua esistenza a sentire di esistenze altrui. Dissimulazione e separé congeniali a te come autore, ma per natura al lavoro dell'attore: in un disegno di svelare e occultare al tempo stesso che è nei personaggi non meno che tuo proprio.
Faremo «La cometa». Quattro diverse location notturne (una villetta in campagna, una stanza d'albergo a Venezia, una casa sul mare della Maddalena, un appartamento fra i tetti del centro storico). Lui, la moglie e l'amante. Personaggi che ai tuoi lettori pare conoscere da sempre (ricordo un'Angèle malata da qualche parte, Eugenio è la summa di tanti tuoi protagonisti maschili). Personaggi che dilazionano la resa dei conti, con dialoghi che approfondiscono temi e situazioni allontanandocene al tempo stesso (niente posso aggiungere all'immagine del succhiello, che hai usato una volta, e che mi pare la più appropriata). Niente poi di più icastico, nel definire quelle esistenze, della battuta che Baby rivolge al suo mentore/amante: «Faute de mieux: abbiamo imparato tutti da te a ripeterlo. Tutti per colpa tua viviamo faute de mieux». Faute de mieux. In mancanza di meglio.
Personaggi frivoli e tragici al tempo stesso. Frivoli e tragici perché faute de mieux, o viceversa. Come l'amato Satie. Il cui valzerino, «Poudre d'or», è la polvere d'oro che dalla cometa hai deciso di far posare su questa storia, con dialoghi che mi hanno fatto venire in mente quelli di uno degli ultimi film di Bergman, «Dopo la prova». Per dire che il tuo lavoro potrebbe benissimo essere la base per un film «da camera». Mi levasti dall'imbarazzo per quell'«Anima in pena», quando dicesti allora che neanche a te l'allestimento era piaciuto. Fatto che, ahimè, un po' ci fa tremare ora circa il nostro esito. Proveremo a contraddire la natura del mezzo: un radiodramma dal vivo con i dicitori in scena è un po' anomalo, ma spero la fatica non sia indegna. Accettala come augurio sincero, affettuoso, per il tuo compleanno.