Il premio Marconi a Giovanni Pintori

Pittore, ma anche gallerista, critico e scopritore di talenti: è un artista a tutto tondo Giovanni Pintori, nuorese da quasi quarant'anni al centro della scena culturale di Bologna, sua città d'adozione, che proprio oggi lo ripaga con un premio che in passato hanno ricevuto artisti come Max Bill, Bruno Munari, Gio Pomodoro, Emilio Tadini, Emilio Vedova, o critici come Gillo Dorfles, solo per citare alcuni grandi nomi che si sono aggiudicati di volta in volta un riconoscimento istituito nel 1988: il premio Guglielmo Marconi, che quest'anno assume un significato particolare perché sono in corso le celebrazioni per il centenario del Nobel assegnato al grande scienziato. Promosso dalla fondazione a questi intitolata, assieme al Circolo Artistico e all'Università di Bologna, il premio verrà conferito oggi a Pintori nel corso di una cerimonia che prevede l'inaugurazione di una mostra dell'artista curata da Claudio Cerritelli.
Pintori è attivo nel mondo dell'arte già dai primi anni Settanta, con una serie di opere di ispirazione geometrica. In linea con la tendenze dell'epoca, a metà di quel decennio la sua ricerca si sposta dallo spazio bidimensionale della tela a vere e proprie installazioni che prevedono l'utilizzo di materiali «poveri» di varia provenienza. L'artista tornerà negli anni successivi a confrontarsi con una pittura dove i colori sono un elemento predominante. In quel periodo nascono i giganti, che diventano un po' la sua cifra caratterizzante, figure robotizzate che raccontano una rivoluzione tecnologica allora agli albori (i videogame per esempio) e oggi pienamente compiuta nell'era del digitale. Nel percorso umano e artistico di Pintori c'è anche una pausa di riflessione, durata dieci anni, dal 1995 al 2005, in un cui l'artista smette di produrre opere e si dedica - in collaborazione con lo studio Ercolani di Bologna - al ruolo di scopritore di giovani talenti, alcuni dei quali, come Matteo Basilè, oggi sono artisti affermati. Poi, il ritorno alla pittura, e a una figurazione dove l'elmento della «comunicazione elettronica», caro all'artista, è sempre presente. (paolo merlini)