Nelle antiche terre della regina Iddocca

LACONI. Le terre della regina Iddocca sono la meta misteriosa di una gita domenicale che parte da Oristano in macchina e arriva in uno dei più importanti centri del Sarcidano. Laconi è un paese dall'aria frizzante e pulita che si trova a 550 metri di altezza, disposto a ridosso di una parete calcare dolomitica, circondato da un magnifico parco e da un interessante territorio ricco di testimonianze archeologiche. Una antica leggenda narra che la regina Iddocca si era impegnata a costruire il nuraghe e durante l'impresa, alcuni cavalieri, le avevano annunciato la morte della figlia.
La nobile donna, per il dolore, come impazzita, scaraventò i massi del nuraghe che si conficcarono sul terreno, creando i menhir. In una di queste pietre fitte, sembra ancora visibile l'impronta della sua mano.
Dal fascino della leggenda ha preso il nome la società Perda Iddocca che gestisce il Museo civico delle statue menhir. Si trova al piano inferiore del palazzo Municipale e presenta un circuito espositivo unico che si articola attraverso sette sale, con 40 menhir prevalentemente maschili.
Possono essere ammirate anche cinque statue femminili, tra cui la regina Iddocca e un menhir con naso e occhi. Le opere provengono dalle domus de janas, datate 3700-2400 a.c. in particolare Gemma Palau 1 con due seni a disco e Piscina e Sali II che sotto i seni, presenta una porta.
Sono esposti anche una serie di ritrovamenti del neolitico antico 6000 a.C., e alcuni oggetti provenienti da tombe dolmeniche e tombe a circolo. Un pezzo unico, per fattura e bellezza, è la freccia votiva in ossidiana nº12.
Sono documentate, attraverso immagini e un percorso interattivo virtuale, il riutilizzo delle statue menhir nella costruzione del nuraghe Orrubiu e la cava dei Menhir testimoniata da monoliti di tre metri affiancati e abbozzati sul posto, per la lavorazione delle pietre votive.
Suggestiva è la documentazione dell'area sacra sul pianoro Circuittus dove, probabilmente, sorgeva un cromlech, il calendario astronomico, di cui rimangono traccia grossi massi sistemati in cerchio.
La ricchezza e la bellezza di queste straordinarie opere troverà presto una nuova collocazione nel ristrutturato palazzo Aymerich e in un ambizioso progetto che intende istituire il Centro Studi delle Statue Menhir del Mediterraneo a Laconi.
Terminata la visita al Museo si può passeggiare per il centro storico del paese, acquistare alcuni prodotti locali gastronomici, come i salumi e i formaggi, gli ortaggi conservati sott'olio e sott'aceto, i liquori alle erbe officinali e i dolci sardi.
Non mancano gli artigiani che lavorano il ferro battuto e i laboratori di ceramica, come quello di Luigi Manca che sperimenta nuove tecniche per gli arredi urbani con argille e pigmenti naturali, attraverso una rilettura creativa della tradizione. La ristorazione offre una varietà di piatti con antiche ricette.
Un pasto in uno dei ristoranti segnalati dai percorsi delle isole del gusto, permette di scoprire sapori antichi: is piangiadeddas de tzia arreparada, sa minestra de fenugu, su pani biancu e su pani e saba.
Nel pomeriggio non si può rinunciare a una passeggiata nel parco Aymerich.
Una tappa alla cascata, poi al laghetto, una pausa nelle grotte e una visita piena di fascino tra le mura e i passaggi del castello Aymerich, un elegante testimonianza di architettura civile medioevale. Del primo impianto rimane solo la torre del 1053, mentre sono attribuiti al 1400, la sala e le strutture gotiche che guardano a valle. Il bosco, ricco e lussureggiante custodisce un esemplare raro di cedro del Libano e una serie di lecci secolari.
All'uscita del parco, nella parte alta del paese, si trova la parrocchia cinquecentesca con il bel campanile gotico aragonese e a fianco, il museo dedicato a Sant'Ignazio da Laconi, mentre, più avanti, la piccola casa del cappuccino, continua a essere meta dei pellegrini devoti al padre questuante e analfabeta che faceva miracoli.
Biba