Addio a Ruth Guggenheim, musa e compagna di Costantino Nivola


Le ultime foto la ritraggono nella spiaggia di East Hampton, mentre cammina e sorride, con quella speciale luce negli occhi che ha conservato da ragazzina sino all'altro ieri, quando è morta a 92 anni appena compiuti (il 12 gennaio). È questa forse l'immagine che di Ruth Guggenheim rimarrà a coloro che l'hanno conosciuta, a New York e in Sardegna, che sentiva un po' come la sua seconda patria. La vedova di Costantino Nivola, indebolita da alcuni mesi da una malattia progressiva alle ossa, ha scelto di morire nella casa vicino al mare che aveva a lungo condiviso con lo scultore di Orani, scomparso vent'anni fa. In quella casa, nel lembo estremo di Long Island, i coniugi Nivola erano arrivati nel 1948, con i due figli Pietro e Chiara ancora piccoli, pionieri assieme a pochi altri (Pollock, De Kooning, Le Corbusier, la Highsmith) della comunità di artisti e intellettuali che di li a poco avrebbe popolato quella parte dell'isola, poi diventata meta dell'aristocrazia newyorkese.
Negli Stati Uniti, Costantino e Ruth Nivola si erano trasferiti dieci anni prima, all'indomani delle leggi razziali in Italia. Ruth Guggenheim era nato a Monaco, figlia di una affermato neurologo e di una storica dell'arte. Di origini ebree, lasceranno la Germania nel 1933 con l'avvento di Hitler al potere. Ruth conoscerà Costantino Nivola poco tempo dopo, quando frequenterà l'istituto per le arti applicate di Monza, straordinaria fucina di talenti dove il futuro scultore oranese aveva per compagni un altro sardo che avrebbe fatto molto parlare di sé, il grafico Giovanni Pintori, e ancora un artista come Giovanni Fancello, morto però giovanissimo in guerra.
Ruth, più giovane di sei anni di Costantino, raccontava che si incuriosi a quel giovane studente più per l'assenza che per la presenza. Quando lei arrivò, infatti, Nivola era stato sospeso da alcuni mesi per aver rifiutato di fare il saluto fascista in un'importante riunione. Quando Nivola fu riammesso, la giovane Ruth poté finalmente conoscere quel giovane sul quale aveva forse fantasticato, e se ne innamorò. Si sposarono come detto nel 1938, appena prima dell'entrata in vigore delle leggi razziali che avrebbero vietato i matrimoni tra ebrei e cattolici. Una cerimonia semplice, a Milano, con un testimone, fra gli altri, come il futuro premio Nobel per la letteratura Salvatore Quasimodo. All'epoca Costantino Nivola era direttore artistico alla Olivetti di Milano.
I primi tempi a New York, dove i genitori di Ruth erano giunti un anno prima, non furono facili. Lei dipingeva, lui anche, e per sbarcare il lunario realizzava cartoline, bellissime, di Manhattan. I figli arrivarono in seguito: Pietro, oggi un eminente studioso di scienze politiche, nel 1943; Chiara, scrittrice e illustratrice di libri per l'infanzia tradotti in varie lingue, poco dopo la fine della guerra. Una famiglia toccata dalla notorietà dello star system, oltre che dell'arte: Alessandro Nivola, figlio di Pietro, è un attore molto apprezzato negli Usa, passato dal teatro al cinema con successo (tra i suoi film «Face off» e «Jurassic Park III».
Ruth tornerà ad occuparsi d'arte solo dopo aver cresciuto i due figli. Di lei ci restano bellissimi gioielli, realizzati intrecciando tessuti, fili d'oro e materiali poveri.

Paolo Merlini