Tutto cominciò nella sede di via dei Giardini


La prima sede propria fu trovata in via Brigata Sassari. In realtà, allora si chiamava via dei Giardini, il nome della Brigata le sarebbe stato dato nel novembre 1918, poche ore dopo Vittorio Veneto. Per un qualche periodo via dei Giardini fu un tutt'uno con la «Nuova»: nel 1912 ci fu un arrabbiatissimo sciopero dei ferrovieri che chiedevano la statizzazione delle «Reali». Nel fuoco della polemica il giornale poco amico era diventato «La bagascia di via dei Giardini».
Come si sa, questo primo capitolo del giornale fini nel 1926, quando la «Nuova», strangolata da 17 sequestri consecutivi d'ordine del prefetto mussoliniano, dovette portare i libri in Tribunale.
Rimase l'«Isola», che aveva tipografia e redazione nell'angolo tra via Muroni e via Porcellana, lo stesso dove la «Nuova» s'è ritrovata ad abitare in questi ultimi decenni. Il 31 dicembre del 1946 l'«Isola», ex-fascista se pure debitamente defascistizzata, chiuse i battenti. Ci fu una gara fra democristiani di Segni e gli ex-azionisti della «Nuova» (liberali, repubblicani e anche azionisti del Partito italiano d'Azione), a chi faceva prima un nuovo giornale. Vinse Nino Campus, detto «il cugino», plenipotenziario di Segni a Sassari e dintorni, e si prese lo stabile. La «Nuova» usci un mese dopo, nell'aprile 1947, e trovò riparo per le macchine in un capannone di via Asproni, fra via Cavour e via Enrico Costa: ci stavano tutti insieme, ammonticchiati macchine, casse di caratteri a mano, tirabozze, enormi bobine di carta dove qualcuno dormiva aspettando la prima copia dalla rotativa.
Durante il giorno la redazione stava in un appartamento al primo piano di un elegante palazzetto padronale in via Carlo Alberto: il padrone era Arnaldo Satta Branca, che era anche direttore e comproprietario del giornale.
I redattori si contavano sulla punta delle dita: c'era un caporedattore entrato nel mito, Antonio Fadda Faggiani, ma chi faceva tutto era Aldo Cesaraccio.
Un primo trasloco venne quando, nel 1963, si decise di comprare una sede più grande e la Nuova lasciò il palazzo di via dei Mille per via Porcellana. Nell'attuale sede della Rai al piano terra c'erano le rotative, quando giravano la terra tremava sotto i letti del vicinato. La redazione stava al piano di sopra, inframezzata da una serie di scale e cubicoli che sembravano il castello del conte Dracula.
Quando la Nuova fu comprata, assieme a mezza Sardegna da Nino Rovelli, era già in via Porcellana, angolo via Muroni. Li c'era stato, sino al 1957, «il Corriere dell'isola», che aveva vinto la corsa del 1947 ma aveva finito presto benzina e spinta propulsiva, soprattutto quando un direttore molto apprezzato da Segni, Francesco Spanu Satta, si era trasferito a Roma. Con la crisi della Sir e il passaggio del giornale all'editore Caracciolo «La Nuova» acquistò il vecchio caseggiato (che resterà come monumento alla memoria dell'editoria sassarese) e, modernizzando modernizzando, ristrutturò gli interni, arrivando all'attuale open space.
Ora il giornale scende a Predda Niedda. Per i vecchi sassaresi, è come se un altro pezzo di città slittasse verso il mare. Navigare necesse est.
Manlio Brigaglia

segue dalla prima