Aziende fantasma: quattro arresti e 15 indagati


SASSARI. Gli ultimi detriti di un vortice di finanza creativa che ha ingoiato milioni di euro, sono cento ragazzi. Per un anno hanno frequentato a Sassari un corso di formazione: assunzione assicurata, diceva l'annuncio. Ora l'amministratore della Italcoser Logistica, ovvero l'azienda di Porto Torres che doveva prenderli con sè, si trova in carcere: l'accusa è truffa.
Ci sono in ballo molti soldi in questa storia. Nella rete della squadra mobile di Latina e Roma sono finiti pesci molto voraci che da anni si sono aggirati dentro il fondale dei finanziamenti pubblici. Marco Pacelli, 42 anni, nato in Francia, avvocato, allevato a Roma nella galassia ciellina, decisionista, parlata secca, trasuda efficenza. Nelle sue mani sono passate aziende come Aer Impianti, ex Gruppo Finmeccanica, che hanno costruito centrali elettriche in mezza Europa, realizzato il policlinico di Tor Vergata, gli aeroporti di Malpensa e Bucarest, clonato aziende in Romania assumendo operai extracomunitari sottocosto, senza garanzie sindacali, e riportandoli a lavorare in Itlialia. Ma Pacelli amministra anche società meno appariscenti, come Italcoser Logistica, capace di nuotare con più disinvoltura nel piccolo cabotaggio dei fondi pubblici. Pacelli è uno che si fida di pochissime persone. Non è un caso che in manette, assieme a lui siano finiti la moglie Sabina Cianci, 37 anni, la madre Elisabetta Caponi, 64 anni, poi rimesse ai domiciliari, e i suoi più stretti collaboratori, gli imprenditori Ettore Cozzani, 42 anni e Carlo Tramontano, 48 anni. Poi, tutt'intorno, una quindicina di indagati. L'operazione della polizia si chiama Ghostbusters, perché gli agenti sono andati a caccia delle società fantasma sparpagliate nella Penisola. E hanno seguito tracce immateriali fatte di capannoni industriali fantasma, progetti sovvenzionati con milioni di euro che rimanevano solo sulla carta, fatture su acquisti inesistenti, stati di avanzamento dei lavori fasulli. Una di queste società è la Italcoser Logistica. Fa capolino in diversi bandi regionali, all'interno del contratto d'area, dentro corsi di formazione: si materializza nei documenti ma la sede è un non luogo, a metà tra Porto Torres e Sassari. I 108 studenti che volevano fare gli operatori su macchinari utensili, dentro questo fondale sono pesci rossi in mezzo agli squali.
Tutto comincia da un piccolo trafiletto sulla Nuova, luglio 2004, che dice: «Corso di formazione professionale rivolto a disoccupati e inoccupati». Niente di eclatante, se poi, alla fine, quelle quattro righe non si concludessero cosi: «La metà dei partecipanti verrà assunta». Se ne sono presentati moltissimi, ne sono stati scelti 108, e per 800 ore e un anno intero hanno speso tempo ed energie utili per vincere questa selezione darwiniana per un posto di lavoro. Ad oggi, su 54 solo tre corsisti sono stati assunti. Gli altri resteranno stritolati in questo meccanismo dove i soldi pubblici troppo spesso, forse per scarsi controlli o forse per la straordinaria abilità di chi organizza le truffe, finiscono nelle mani sbagliate.
Quando si lavora sul terreno della disoccupazione è facile concimare i progetti con cascate di euro.
Per il corso dal titolo 'L'amministrazione e la produzione nel settore meccanico" sono arrivati finanziamenti per 1 milione e 892 mila euro. Fondi provenienti in parte dalla Regione, attinti dal Por Sardegna 2000-2006 e finalizzati agli interventi formativi per l'inserimento nel mercato del lavoro di donne e uomini inoccupati da più di sei mesi o un anno. E contributi messi a disposizione dalla stessa Unione Europea: insomma soldi pubblici. La formazione, fatta sul campo sotto forma di stage, viene pagata a peso d'oro. Ancora di più se offre una sicura prospettiva di sbocco lavorativo. Per ognuno dei partecipanti al corso professionale sono stati spesi 17 mila 520 euro. Una cifra molto elevata se si considera, ad esempio, che un'università come Cambrige pretende dagli studenti una retta annuale di circa 3000 euro. Ma un attestato di 'Operatore su macchine utensili", in Sardegna, può essere altrettanto qualificante, soprattutto se dentro il foglio di carta, al 50 per cento, è ricompresa un'assunzione a tempo indeterminato e full time. Le lezioni sono cominciate l'1 ottobre 2004 e gli esami finali si sono conclusi nel settembre 2005: i patti sottoscritti dagli enti di formazione e dall'azienda che doveva mettere a disposizione locali e macchinari per gli stage parlavano chiaro: entro due mesi dalla fine del corso la metà degli allievi (54 su 108) devono essere assunti. Tranne una manciata di miracolati, quasi tutti i tecnici restano tuttora in stand-by. Il motivo è molto semplice: l'azienda che deve fare le assunzioni esiste solo sulla carta. Di fatto non possiede un proprio impianto e tutti i macchinari sono ancora imballati. L'amministratore delegato della Italcoser Logistica Spa, Marco Pacelli, dice: «Abbiamo acquistato 2400 metri quadrati a Predda Niedda, a fianco al Corsorzio Agrario. Abbiamo stipulato il compromesso e il 15 maggio faremo l'atto. L'impianto elettrico ancora non è pronto, dunque i macchinari che abbiamo comperato non sono attualmente utilizzabili. Stiamo completando gli uffici, entro settembre lo stabilimento dovrebbe entrare in produzione. Per quella data abbiamo intenzione di assumere una ventina di corsisti. Gli altri trenta li prenderemo una volta che verrà ultimata la fase di rodaggio e l'attività sarà a regime. Abbiamo già comunicato alla Regione che, finché le assunzioni non saranno completate, noi non vogliamo neanche un euro della quota di finanziamento che ci spetta». In verità una parte molto esigua: del milione e ottocentomila euro complessivo stanziato per il progetto, all'azienda che farà le assunzioni andranno al massimo 150 mila euro. La Italcoser Logistica, destinata a sfornare canalette e altri componenti meccanici per climatizzatori, potrebbe tranquillamente rinunciare a quei quattro soldi e ai dispendiosi contratti a tempo indeterminato. Ma probabilmente non le conviene. Lo stabilimento di Predda Niedda crescerà infatti su fondamenta economiche molto solide. 6 milioni 391 mila di euro provengono dal contratto d'area, ovvero da quell'enorme bacino di risorse che la Regione ha messo a disposizione delle aziende che creano opportunità occupazionali in Sardegna. «Abbiamo aderito al progetto di formazione - spiega Pacelli - perché era nostro interesse assumere in loco personale qualificato. Piuttosto che portarceli da fuori, era più conveniente formare i futuri dipendenti direttamente a Sassari». Se non prenderà con sè 54 unità, (che poi sono esattamente quelle previste nel corso di formazione), la Italcoser manderà in fumo il grosso del finanziamento. «I problemi sono nati a causa dei ritardi nell'erogazione dei finanziamenti da parte del Ministero e da parte della Regione - spiega Pacelli - Noi con la tempistica siamo in regola. Abbiamo ottenuto una proroga sull'inizio della nostra attività. Se non abbiamo ancora potuto assumere nessuno è perché questa catena di ritardi ha fatto slittare tutto». Il grosso dei finanziamenti per il corso (1 milione e 500 mila euro) è andato alle società di formazione Idee e Sviluppo e alla Trasversale Consulting. Ma loro sono in regola, le lezioni e le docenze sono state perfettamente eseguite. I problemi nascono invece dal tipo di accordi che la Regione stipula con le aziende. Non sempre offrono tutte queste garanzie di assunzione finale». Potrebbe essere il caso, appunto della Italcoser Consulting: nessuno le impedisce di rinunciare alla quota di finanziamenti, e alla fine non assumere nessuno. La Italcoser, d'altronde con 100 mila euro ci pagherebbe si e no un anno di contributi per 50 operai. Non gliene frega nulla degli spiccioli e del destino di 100 ragazzi. Con questi semplici conti e questo tipo di ragionamento una bella fetta di soldi pubblici è andata sprecata. La Regione ultimamente si è coperta le spalle per simili inconvenienti: nei nuovi bandi, le aziende coinvolte nei progetti di formazione devono essere già operanti. Ci deve essere uno stabilmento che produce e i macchinari già in funzione. E niente patemi d'animo per chi si guadagna attestati e qualifiche.

Luigi Soriga