Ora anche l'Isola volta le spalle, il vetro artistico non è artigianale

ALGHERO. Una vera e propria agonia quella in cui vive la Sardinia Crystal insieme con i 25 dipendenti che rischiano di perdere il posto di lavoro per la sempre più certa chiusura dello stabilimento dell'area industriale di San Marco. Un'azienda lasciata nel totale abbandono, in un momento di estrema difficoltà, con la Regione che tarda a dare risposte e il voltafaccia di un ente come l'Isola, che ha respinto la richiesta di immettere nei propri circuiti i prodotti dell'azienda algherese.
Qualche giorno fa la decisione del consiglio di amministrazione della società che opera nell'area industriale di San Marco di consegnare i libri contabili in tribunale per la richiesta di fallimento.
Ma se davvero la società, fra le leader a livello nazionale nella lavorazione del vetro artistico, fosse costretta a chiudere i battenti, sarebbe un fallimento per tutta la Sardegna, che perderebbe quello straordinario patrimonio di produzione e professionalità che, insieme ai manufatti, ha portato per anni il nome dell'isola in tutto il mondo.
L'sos per il salvataggio dell'azienda è stato lanciato dalla società ormai da tempo, ma nessuna richiesta di aiuto ha finora avuto buon esito.
Fra queste il tentativo di ingresso nel circuito commerciale dell'Isola (Istituto sardo organizzazione lavoro artigiano) che dispone di numerosi punti vendita in tutta la Sardegna, nei quali espone e commercializza prodotti dell'artigianato sardo. Nel maggio scorso La Sardinia Crystal aveva inviato agli uffici dell'Isola la richiesta che le collezioni in vetro artistico create dagli artigiani dell'azienda algherese potessero essere esposti nelle vetrine dei punti vendita, interrogando garbatamente il destinatario dell'istanza sulle ragioni per le quali, pur essendo lo stabilimento produttivo di San Marco fino a poco tempo prima della Progemisa (altro ente di proprietà della Regione Sardegna), i manufatti non fossero mai stati inseriti nei circuiti di promozione commerciale dei punti vendita che si fregiano del marchio di quello che è un ente strumentale della stessa Regione.
Soltanto a fine luglio la risposta: poche righe per rigettare la richiesta chiamando in causa le finalità statutarie dell'Istituto, che imporrebbero il requisito del lavoro artigiano richiedendo, necessariamente, la regolare iscrizione all'albo, e considerando l'attività produttiva della Sardinia Crystal (che produce pezzi unici lavorati interamente a mano dagli artigiani suoi dipendenti), come «prevalentemente a carattere industriale».
Niente da fare, dunque, per il tentativo di attingere una boccata di ossigeno per la commercializzazione dei manufatti che negli ultimi anni ha fatto registrare una battuta di arresto, specie sui mercati internazionali, a causa della grande crisi del mercato dei beni voluttuari, che ha pesantemente condizionato fatturato e scelte operative e strategiche dell'azienda di Alghero.
E oggi, alla vigilia della dichiarazione di fallimento richiesta volontariamente dagli amministratori della società, la speranza è che arrivi un salvataggio in extremis, magari da Regione e Sfirs, alle quali da mesi la società ha presentato un piano di ristrutturazione, senza però mai ricevere alcuna risposta a riguardo.