Addio a Marco Gagliardo

CAGLIARI.L'altra notte se ne è andato via per sempre Marco Gagliardo, attore e regista di razza, infaticabile ricercatore e sperimentatore della scena nazionale. Genovese d'origine (nacque nel 1943) Gagliardo aveva un curriculum di pregio. Un palmares di esperienze che annoverava tra gli altri lo Stabile di Genova, il Piccolo di Milano, la compagnia Proclemer-Albertazzi. Prese parte a spettacoli diretti da Cecchi, Chereau, Guicciardini e Cobelli (lavorando contemporaneamente per il cinema con Fellini, Liliana Cavani e Marco Ferreri). Ma il suo più grande amore era la regia teatrale, un campo in cui Gagliardo eccelleva per il suo straordinario talento di teatrante sempre in cerca, mai completamente soddisfatto per il suo lavoro. Un'arte la sua, che univa raffinata cultura e profonda sensibilità per la società contemporanea, assieme a un sapere quasi artigianale. Numerose le regie firmate da Gagliardo con lo Stabile dell'Aquila, il Teatro La Comunità e la Compagnia Cotta Alighiero. Memorabili furono quelle dedicate a Genet, un autore teatrale che il regista adorava e del quale realizzò numerosi allestimenti tratti dalle sue opere: da «Les Negres» a «Il condannato a morte». E da consegnare agli annali fu senz'altro quella di «Sorveglianza speciale» messo in scena dentro un carcere per conto del Festival internazionale di Spoleto.
Per il Teatro Sardegna montò un bellissimo «Diario di un pazzo» da Gogol e firmò altre importanti regie: da «L'incendio nell'oliveto» da Deledda all'«Antigone» di Sofocle, da una bellissima e intensa «La voce umana» di Cocteau a «Tre donne» di Plath. Ma Gagliardo, innamorato della nostra isola divenuta sua seconda patria ebbe un ruolo importante anche in compagnie come Bocheteatro di Nuoro, Palazzo d'Inverno (un formidabile «Le frigo» di Copi) e la Cooperativa Sirio. Il suo ultimo allestimento, lo scorso novembre, un testo di Mishima: «Inquietudine d'amore».(w.p.)