In mostra la lunga lotta alle cavallette «L'arsenico arma che inquinò l'isola»


SASSARI. Comincerà domani alle 18,30 dall'ex Consorzio agrario di Olmedo, dove sosterà sino a lunedi, la mostra sulla lotta alle cavallette condotta in Sardegna nei primi 50 anni del secolo scorso. È la prima tappa di un giro che toccherà subito dopo Siligo, Ovodda, Baradili e Arbus.
E che avrà un seguito estivo in località turistiche e trasmigrerà in autunno verso alcuni centri della Penisola. Un'iniziativa adottata non tanto perché, nonostante ripetuti allarmi, esistano nuovi pericoli di invasione dei voracissimi insetti, quanto per ricordare le quantità industriali di arsenico utilizzato come antidoto, l'unico allora disponibile. Il percorso, che vuole essere prevalentemente una lezione di storia, è stato illustrato da Roberto Pantaleoni, docente di Entomologia applicata nella facoltà di Agraria di Sassari.
Rivolta al grande pubblico, la rassegna non nasconde tuttavia anche un intento educativo a beneficio di generazioni forse all'oscuro di quella stagione che ha segnato in maniera pesante l'ambiente e l'uomo: se il fuoco è devastante, non lo è da meno l'arsenico che, pare ormai certo, quando non conduce alla morte, marchia in maniera irreversibile l'organismo umano. Nella gerarchia Usa degli elementi pericolosi l'arsenico ha soppiantato al primo posto il piombo.
Spiega il docente: «Posso capire l'allarme per la presenza di arsenico nel Salto di Quirra, ma non si dimentichi che l'isola ne è stata inondata dagli Anni 30 in poi, con il picco massimo nel 1946 quando ci fu la più grossa invasione di locuste della storia sarda, dovuta probabilmente all'abbandono delle terre durante gli anni più intensi della guerra. Abbiamo accertato che in 20 anni sono stati utilizzati oltre 20 mila quintali di arsenito di sodio. L'effetto è sicuro, ma l'insetto muore a distanza anche di giorni. Ciò induceva gli operatori ad aumentarne la concentrazione causando cosi la morte anche di bovini e ovini. Più delle cavallette, oggi preoccupa la presenza dell'arsenico perché sembra che possa essere collegato alle neuropatie periferiche. Abbiamo trovato indicazioni in proposito e sappiamo che l'isola è una delle cime europee della sclerosi multipla».
La mostra consiste in 25 pannelli: uno di introduzione, 12 di biologia e notizie attuali e altrettanti di carattere storico. Non mancano la riproduzione di un bronzetto nuragico ormai smarrito che raffigura una cavalletta che divora un proprio simile e quella del manifesto con cui il 24 febbraio 1946 il sindaco di Sassari Candido Mura annunciava la mobilitazione. La ricerca di documentazione fotografica e notizie è opera di due giovani curatori, Carlo Cesaroni e Alessandro Molinu, dell'Istituto per lo studio degli ecosistemi del Cnr, sezione di Sassari.
«Vogliamo ricordare - dice Roberto Pantaleoni - che la lotta agli insetti è stata un fenomeno importante che ha interessato tutta la società: la gente chiedeva di partecipare. Coinvolti anche i veterinari. Si ricorda Evraldo Piola di Samugheo: un suo studio è stato trovato nella Biblioteca nazionale di Roma. Allegata alla mostra, una raccolta delle pubblicazioni sulla lotta alle locuste, 640 pagine destinate a essere raccolte in volume e trasferite in un Cd che verrà dato alle biblioteche».
Nei primi anni, il bestiame moriva avvelenato perché l'arsenico, reperibile anche nel Sarrabus, veniva utilizzato in soluzione acquosa. Non si dissolve ed è difficile che se ne modifichi la capacità di nuocere. La ricerca conferma la sua consistente presenza in una collinetta vicino a Bolotana e nei pressi di Orotelli.

Francesco Vacca