Pinna indagato per l'omicidio della moglie

SASSARI. Ferdinando Pinna è formalmente indagato per l'omicidio della moglie, Elena Topoleva, l'interprete russa di 53 anni trovata con la gola squarciata da tre coltellate nell'appartamento di via Walter Frau 2. L'ordine di fermo è stato emesso ieri pomeriggio dal sostituto procuratore Roberta Pischedda che segue la delicata inchiesta con la supervisione del procuratore capo Giuseppe Porqueddu. L'uomo, che è gravemente malato e da anni è in cura per problemi psichici, però non si trova. I carabinieri l'hanno cercato senza esito dappertutto, spingendosi anche oltre il territorio di Sassari, fino ai Comuni di Ossi e Padria. L'autopsia della donna è stata programmata per venerdi mattina all'Istituto di medicina legale.
Ferdinando «Nando» Pinna è irreperibile ormai da diversi giorni. L'ultimo avvistamento che viene ritenuto certo dagli investigatori risale a giovedi 1 aprile. La sua presenza sarebbe stata segnalata in prossimità di un albergo cittadino nel quale, probabilmente, aveva trascorso la notte. I rapporti con la moglie - che avevano già avuto dei momenti particolarmente difficili - infatti, sarebbero peggiorati ulteriormente, tanto che i due non vivevano più insieme nell'appartamentino preso in affitto a dicembre nella zona di Baddimanna. Anche se ogni tanto si incontravano e discutevano animatamente. Forse è accaduto anche in occasione dell'ultimo incontro che potrebbe essere collocato nello spazio di tempo tra l'uno e il due aprile.
Non ci sono certezze, ovviamente, solo ipotesi. Ma Ferdinando Pinna aveva smesso da diversi giorni di assumere i farmaci prescritti dai medici per una terapia mirata. Medicine indispensabili per aiutare una persona gravemente ammalata da tanti anni, seguita amorevolmente dai familiari, ma difficile da gestire. E senza il supporto farmacologico l'uomo era un'altra persona, al punto che esistevano i presupposti per considerarlo pericoloso. Non solo per se stesso, ma anche per gli altri.
Per questo i familiari, non avendo più sue notizie da qualche giorno, e valutando con preoccupazione il fatto che avesse smesso di curarsi, il 5 aprile hanno depositato la denuncia di scomparsa in questura. Una situazione grave, da affrontare immediatamente. Un consulto con i sanitari ha fatto scattare il provvedimento per il trattamento sanitario obbligatorio. Gli agenti della polizia municipale si sono presentati per ben tre volte, hanno suonato al campanello dell'appartamentino al primo piano di via Frau senza ottenere alcuna risposta. Hanno provato pure a rintracciare la moglie di Ferdinando Pinna. Anche di Elena Topoleva - che proprio di recente aveva collaborato con la procura della Repubblica per tradurre le dichiarazioni dell'equipaggio russo della «Panam Serena», la nave cisterna esplosa nel porto industriale di Porto Torres - però nessuna traccia. E siccome due persone scomparse nel nulla suscitano un certo allarme, è stata assunta la decisione di entrare forzatamente nella casa. Si temeva, per altri versi, una tragedia, magari a seguito di un malore o di un incidente. L'autoscala dei vigili del fuoco si è alzata sino al terrazzino del primo piano, poi gli uomini sono entrati. Davanti ai loro occhi uno spettacolo terribile: «C'era sangue ovunque - hanno detto - la donna era sul letto, il volto quasi irriconoscibile, la gola devastata dalle coltellate».
Hanno continuato a cercare in casa, poi nel garage - nella zona seminterrata del palazzo - quindi all'esterno. Niente. Ferdinando Pinna non c'era più. Alcuni elementi raccolti dai carabinieri (i militari della compagnia di Sassari guidati dal capitano Cristiano Desideri, del reparto operativo al comando del maggiore Daniel Melis e della stazione coordinati dal luogotenente Giovanni Antonio Canu) fanno presagire che l'uomo sia stato l'ultimo a incontrare la moglie ancora in vita. Chi è uscito dalla casa, infatti, ha chiuso a chiave il portoncino. E siccome il mazzo di chiavi della donna sarebbe stato trovato nelle tasche di una giacca, è fin troppo semplice ipotizzare chi avesse la gestione delle altre chiavi consegnate dai proprietari.
Questo, e anche altri elementi raccolti con l'ausilio degli esperti del Reparto investigazioni scientifiche dei carabinieri, avrebbero convinto il magistrato a emettere il provvedimento di fermo.
Ieri mattina il procuratore Giuseppe Porqueddu aveva presieduto un vertice con gli investigatori e, dopo qualche ora, era maturata la decisione - d'intesa con i familiari - di diffondere la foto di Ferdinando Pinna. L'immagine di un uomo semplice, «governato» da una malattia che ti fa fare anche le cose che non vuoi. E un breve comunicato: «Chiunque vede quest'uomo informi subito il 112, è scomparso da venerdi. Deve chiarire la sua posizione in riferimento all'omicidio della moglie».
In serata, però, la situazione è cambiata. Mentre carabinieri e polizia continuavano a cercare Ferdinando Pinna, il sostituto procuratore Roberta Pischedda ha firmato l'ordine di fermo. E l'uomo è, attualmente, l'unico indagato per l'omicidio della moglie.
Con il passare delle ore la ricerca è diventata frenetica. Delle diverse segnalazioni pervenute a carabinieri e polizia, che indicavano l'avvistamento di Ferdinando Pinna a Sassari (persino nei pressi della casa dei genitori), nessuna si è rivelata attendibile.
«Stiamo procedendo in tutte le direzioni - hanno spiegato ieri gli investigatori - ma non abbiamo elementi precisi. Sappiamo che, quasi sicuramente, l'uomo si è allontanato a piedi, da solo. Che non può contare su alcun appoggio. Puntiamo molto sulla collaborazione della gente: se qualcuno lo nota chiami subito».
Sette giorni di silenzio, però, sono tanti. E aggiungono nuove preoccupazioni, anche per la sorte di Ferdinando Pinna, rimasto solo con se stesso, in preda alla sua malattia.
I carabinieri hanno avvisato l'ambasciata russa in Italia che, cosi, ha potuto comunicare la notizia della tragedia ai familiari della donna uccisa. Elena Topoleva non aveva parenti a Sassari, fra le sue poche frequentazioni alcune connazionali che da anni vivono a lavorano in città. E la notizia dell'uccisione della donna è stata accolta con stupore da chi la conosceva: «Non si sentiva in pericolo, non ci aveva mai parlato dei suoi problemi».
E, in effetti, la testimonianza conferma che - per quanto difficili - i rapporti della coppia erano andati avanti senza particolari allarmismi. Poteva essere una delle tante storie finite dopo diversi anni trascorsi insieme, anche perchè c'era quel problema, per niente secondario, della malattia che stava mettendo a dura prova l'equilibrio di Ferdinando Pinna, un uomo intelligente, appassionato, ma molto malato.
Nei suoi confronti nessuna testimonianza contraria. Anche i proprietari che, a dicembre, gli avevano affittato l'appartamento di via Frau si sono detti sorpresi: «Con noi mai nessun problema - hanno detto - sempre puntuale e gentile. Una volta si era verificato un disguido di qualche giorno e ci aveva scritto una lettera di scuse che, in effetti, non era neppure necessaria».
Fino a ieri sera i carabinieri hanno continuato a cercare anche l'arma che l'assassino ha usato per uccidere Elena Topoleva: un coltello da cucina che non si trova da nessuna parte e che, dopo averlo lavato, l'assassino potrebbe anche avere deciso di portarlo con sè.