Alla Maddalena anomalia statistica: troppe malformazioni gravi nei feti


LA MADDALENA. Ci sono storie, piccole e dolorose storie private, che meritano di uscire dall'ombra dell'anonimato per diventare elementi di una riflessione collettiva. Perché possono aiutare a capire. Possono essere parte di una realtà complessa che coinvolge un'intera comunità.
Stiamo parlando del dramma intimo di alcune donne della Maddalena, che hanno condiviso l'amara esperienza di non aver potuto portare a termine la gravidanza. Problema privato, quindi. Ma, in questo caso, forse, privato fino a un certo punto. Il perché è infatti nel tipo di malformazioni riscontrate nei feti, molto rare, e nel fatto che alcuni di questi casi siano concentrati in uno spazio temporale molto ristretto. Tanto da mettere in crisi tutti i parametri statistici. Si tratta di anencefalie. Cioé, di un'anomala morfologia delle ossa craniche del feto, dovuta a un'incompleta saldatura dell'apice del tubo neurale (il precursore del sistema nervoso). Accade cosi che il cervello, rimasto privo di protezione, rimane esposto agli 'insulti" provenienti dai movimenti del feto all'interno della cavità uterina. Le conseguenze sono drammatiche: il tessuto cerebrale rimane fatalmente e irrimediabilmente danneggiato e possono sopravviverne solo alcune piccole porzioni. Tutto questo significa che le possibilità di vita del neonato sono praticamente nulle.
Tre di questi casi sono concentrati in un anno. Più esattamente a cavallo tra il 1987 e il 1988. E di questo si ha la certezza, per il semplice fatto che esiste una testimonianza diretta. Se si considera che l'incidenza statistica di queste malformazioni è in Italia dello 0,5 per cento, è del tutto evidente che ci si trova davanti a un'impressionante anomalia statistica. Un dato che deve quindi far riflettere. Con questo non si vuole assolutamente dire che esiste un rapporto di causa-effetto tra un possibile inquinamento ambientale e i feti malformati, ma sarebbe comunque altrettanto sbagliato non tenere conto di un dato statisticamente cosi significativo, senza poi andare a indagare sulle possibili cause. Tutte, nessuna esclusa.
Una di queste donne ha accettato di parlare della sua drammatica esperienza personale, ovviamente con la garanzia di essere tutelata dall'anonimato. Una testimonianza che presentiamo, sterilizzandola da ogni emozione. Cioé come un fatto neutro. Come un elemento di preziosa conoscenza diretta di un fenomeno che sembra abbia dimensioni molto più vaste di quanto si pensi.
«Rimasi incinta nell'estate del 1987 - dice la donna -. Al terzo mese mi sottoposi ai controlli di routine e l'ecografia rivelò che mio figlio presentava delle gravi malformazioni. Il ginecologo mi disse che si trattava di anencefalia, spina bifida e alterazione degli arti. Un responso che non lasciava spazio ad alcuna speranza: l'interruzione di gravidanza era una scelta obbligata. Cosi, mi sottoposi all'intervento a dicembre».
«In quella circostanza - continua - mi trovai con altre due donne della Maddalena. Entrambe con lo stesso problema. Anche li, insomma, anencefalia e lesioni della colonna vertebrale. La cosa che mi colpi moltissimo è che tutte e tre eravamo rimaste incinte nello stesso periodo».
Continua la testimoninza della donna: «Rimasi incinta nuovamente poco tempo dopo l'interruzione della gravidanza. Dopo qualche mese, il responso dell'ecografia fu drammaticamente simile al precedente: alterazioni gravi alla colonna vertebrale del feto. E anche questa volta fui costretta a interrompere la gravidanza. Ma dopo questa seconda esperienza, mi rivolsi a un ginecologo-genetista dell'ospedale Gaslini di Genova. Per cercare di capire. Dopo aver saputo che non esisteva alcun precedente familiare, il genetista mi disse che le cause che portavano a questo tipo di maformazioni erano quattro: le conseguenze di un virus, l'uso di alcuni farmaci durante la gestazione, alterazioni cromosomiche e l'esposizione a radiazioni».
«Non ero stata malata e non avevo assunto farmaci - continua -. Feci fare la mappa cromosomica del secondo feto e tutto sembrava normale. Il problema è tutto questo accadeva sedici anni fa e le conoscenze sul dna erano molto limitate rispetto a oggi. Ricordo che raccontai al genetista delle altre due donne della Maddalena che avevano avuto lo stesso problema insieme a me. E lui mi disse che un'incidenza cosi alta di anencefalie, secondo uno studio scientifico internazionale, era stata riscontrata in una zona del Galles dove si effettuavano lavorazioni industriali che provocavano l'emissione continua di radiazioni. Ora io non arrivo ad alcuna conclusione, ma ovviamente non posso negare di avere pensato che la mia disavventura e quella di altre donne maddalenine possa avere una qualche relazione con un possibile inquinamento radioattivo».
Fin qui, 'asciugata" da ogni complicazione emotiva, la testimonianza. Una testimonianza che certifica tre casi sicuri di anencefalia. Che vanno ad aggiungersi ad altri due che possiamo documentare con un'altra testimonianza. A questi cinque casi, poi, si deve aggiungere anche un caso recentissimo di cranioschisi: una malformazione simile all'anencefalia. Un tipo di malformazione già conosciuta alla Maddalena. Il 12 febbraio del 1976, infatti, i medici di base denunciarono tre casi di cranioschisi. Un allarme che ritornò prepotentemente alla ribalta della cronaca quattro anni dopo.
La sensazione è che casi come questi siano solo la punta dell'iceberg di una realtà molto più vasta, occultata in qualche modo dal comprensibile pudore di chi vive questi drammi umani e dalla dovuta riservatezza dei medici. Ma oggi è importante sapere, fondamentale capire. Probabilmente, una parte di verità è scritta nei registri del reparto di ginecologia e ostetricia dell'ospedale della Maddalena...

dal nostro inviato Piero Mannironi