Decapitati gli «antagonisti» del Sud: 20 arresti «Associazione sovversiva» contro Stato e governo, in cella anche il leader Caruso


ROMA. Gli ordini di arresto erano stati richiesti ad agosto ed erano pronti da due settimane. Ma per evitare il disastro del Social Forum di Firenze e del controvertice di Lecce sull'immigrazione la loro esecuzione è stata rinviata. Basterebbe questo retroscena a far comprendre la tensione che si è scatenata ieri mattina, in tutta la penisola, con l'arresto per associazione sovversiva di Francesco Caruso, portavoce dei Disobbedenti Meridionali, e di altri 19 militanti del movimento no global, tutti accusati di avere organizzato i disordini a Napoli e Genova. Una retata shock alla quale sono seguite perquisizioni in numerosi centri sociali e nelle sedi universitarie e a cui potrebbero presto aggiungersi altri arresti, stavolta richiesti dalla procura genovese. Gli indagati. A parte Caruso, le persone finite in manette dopo le indagini svolte dalla Digos cosentina e dai Ros non hanno volti noti. Otto ordinanze sono state eseguite nel Tarantino a carico di aderenti alla Confederazione Cobas, al Kollettivo antigloballife e al Collettivo femminista Streghe rosse. Altri due provvedimenti riguardano due giornalisti pubblicisti che avevano lavorato ad inchieste sul G8: Francesco Cirillo, 52 anni, nato a Diamante e conosciuto anche come dirigente di associazioni ambientaliste, e Caludio Dionesalvi, 31 anni, cosentino, insegnante. Nella lista, tra gli altri nomi, spiccano poi quelli di Anna Curcio e di Antonino Campennì entrambi ricercatori dell'ateneo calabrese. I capi d'accusa. I provvedimenti di custodia cautelare firmati dai giudici di Cosenza sono stati eseguiti durante la notte scorsa in quattordici città italiane. Hanno nel mirino la «Rete Meridionale del Sud Ribelle» coordinata dagli indagati. E contengono accuse gravissime che qualcuno definisce «un azzardo giuridico» se non «una sciocchezza» e che riportano alla memoria gli anni bui del terrorismo e delle stragi. A tutti viene contestata la cospirazione politica mediante associazione sovversiva «al fine di turbare l'esercizio delle funzioni del governo, effettuare propaganda sovversiva, istigare a disobbedire all'ordine pubblico nonchè sovvertire violentemente l'ordinamento economico costituito nello Stato attentando di fatto agli organi costituzionali». A tre si contesta anche il porto di oggetti atti ad offendere. I fatti. Al gruppo degli arrestati _ trasferiti in 13 nel carcere di massima sicurezza di Trani, lo stesso dove soggiornano i Br irriducibili della vecchia generazione _ viene in sostanza contestato di avere avuto un ruolo più o meno primario nell'organizzazione e nella gestione degli scontri di piazza, delle devastazioni e dei saccheggi compiuti prima a Napoli nel marzo del 2001 e poi nel giugno successivo, in occasione del G8 di Genova; degli assalti alle agenzie di lavoro interinale, ai Mc Donald, alle banche, ai reparti di polizia. Ma si contestano anche riunioni e dichiarazioni su testate o in occasioni pubbliche. «Un teorema sottile e pericoloso», secondo l'avvocato Tommaso Sorrentino che difende Anna Curcio. I pericoli. Nelle quasi quattrocento pagine di atti gli inquirenti descrivono le attività del Movimento delineando una sorta di «internazionale delle disobbedienza» impegnata a crescere e ad imporsi in mezza Europa attraverso lo strumento della violenza. E proprio la rete di legami e contatti all'estero è uno dei motivi per i quali la procura ha chiesto e ottenuto le misure di custodia. «Sussistono gravi esigenze cautelari _ ha scritto infatti il Pm _ in quanto l'organizzazione che fa capo a Caruso e Cirillo è in stretto contatto con esponenti di spicco dell'eversione oggi all'estero, quale ad esempio Oreste Scalzone, latitante a Parigi» e col quale sono intercorsi scambi di posta elettronica. I giudici accennano poi al ruolo di Michele Santagatà, ora fra i detenuti di Trani. «In particolare Santagatà _ scrivono _ ha stretto rapporti personali con i black bloc tedeschi che gli hanno fatto omaggio di una maschera in ricordo delle attività violente di Genova ed al fine di travestirsi alle prossime manifestazioni». Altri rischi. Le carte non parlano solo di concreti pericoli di fughe all'estero «per ottenere l'impunità». Nell'ordinanza si legge anche che «c'è pericolo concreto che gli indagati protraggano l'attività delittuosa e commettano ulteriori gravi reati di criminalità organizzata anche contro l'ordine costituito per la modalità dei fatti commessi e per la forte determinazione ideologica che li ha spinti alla scelta eversiva». La protesta. La notizia degli arresti si è diffusa velocissima. E al movimento no global sono bastate poche ore per organizzare sit-in in tutte le città italiane. «Se ritenete vere queste accuse _ ha dichiarato da Milano Vittorio Agnoletto _ allora ci autodenunceremo tutti quanti».di Natalia Andreani