Sotto inchiesta il «Cronassial», medicina a base di cervello bovino


ROMA. Chi non ha mai mangiato cervello, secondo il ministro della Sanità Umberto Veronesi, «può stare tranquillo». Ma tra scandali e corruzione, la certezza di non avere mai trangugiato tessuti cerebrali bovini gli italiani non la possono avere. Dall'inizio degli anni Ottanta e fino al 1994 nelle farmacie della penisola è stato venduto a fiumi un «farmaco miracoloso», poi proibito, che era proprio un estratto di cervello di vitello e che rispondeva al nome di «Cronassial». Il farmaco, insieme al Sygen e al Bros, era il prodotto di punta della Fidia di Abano Terme. Un'industria farmaceutica finita in bancarotta e alla quale sono legate alcune delle vicende più gravi di Tangentopoli. Il caso del «Cronassial», vale la pena di essere ricordato. Perchè è oggetto di una inchiesta della magistratura di Padova che ipotizza che i tessuti bovini in questione non provenissero come dichiarato dal Sudamerica, quanto piuttosto dal Regno Unito. E anche perchè sul caso pesa una dettagliata interrogazione parlamentare: l'hanno presentata due deputati del gruppo misto, gli onorevoli Tiziana Valpiana e Giorgio Malentacchi, e dal 7 dicembre scorso attende ancora una risposta. Negli anni Novanta, poco prima di essere messo al bando, il «Cronassial» aveva portato il fatturato della Fidia a 421 miliardi di lire l'anno (dai 50 della fine anni Settanta). I tre prodotti si vendevano in quantità che hanno toccato i 60 milioni di fiale l'anno. Il progetto scientifico godeva a Roma di grossi sponsor politici _ come il senatore Giulio Andreotti, stando ai verbali del superinquisito direttore generale della Farmacosorveglianza, Duilio Poggiolini _ ed era coordinato dalla ricercatrice Rita Levi di Montalcini, divenuta di lì a poco Nobel per la Medicina (la stampa internazionale scrisse, ma piovvero raffiche di indignate smentite da tutte le parti, che il Premio le era stato assegnato dietro pressioni miliardarie dei vertici Fidia sulla Fondazione svedese). Ma aveva anche buoni amici tra alcuni componenti della Cuf molto vicini all'ex sottosegretario alla sanità Maria Pia Garavaglia. Il «Cronassial» era indicato per la cura di malattie del sistema nervoso, ma veniva anche consigliato come una vera manna per dare semplicemente maggiore energia all'intelletto. Fu prescritto in quantità industriali a giovani, vecchi e bambini. Le vendite volavano e la Fidia guadagnava denari a palate. Nel frattempo, però, la registrazione del «Cronassial» veniva respinta o sospesa da altri paesi come gli Usa, la Gran Bretagna e la Germania. Il dibattito scientifico internazionale verteva sulla dubbia utilità del farmaco a base bovina che in Italia continuava a imperversare. Tra il 1993 e il 1994 il nostro Ministero della Sanità, appena uscito dalla burrascosa gestione di Francesco De Lorenzo e del suo direttore generale per la vigilanza sui farmaci, Duilio Poggiolini, gettò la spugna e mise al bando il «Cronassial» appellandosi alla sua «scarsa efficacia». «Io stesso _ precisa oggi De Lorenzo _ insediai la Commissione di esperti del Consiglio superiore della sanità che poi vietò quel farmaco». Per l'azienda di Abano Terme fondata da Francesco Della Valle (già arrestato nel 1991 dai pm di Mani pulite) il colpo fu fatale. La società _ tornata oggi a fare ricerche nel campo della pelle artificiale _ fallì nel giro di breve tempo. Per il filone veneto d'inchiesta sulla Fidia, il 27 gennaio scorso, davanti al tribunale di Padova l'ex presidente del gruppo Ennio Arengi (già arrestato nel 1994 dalla tributaria di Napoli per istigazione alla corruzione) ha patteggiato una condanna per bancarotta, falso in bilancio e reati fiscali. La pena complessiva stabilita dai giudici padovani, che hanno accolto la richiesta di congiungere la pena con quella emessa in precedenza dai colleghi partenopei, è stata di un anno e dieci mesi di reclusione con sospensione condizionale. A mettere nei guai Arengi, 7 anni fa, erano state le dichiarazioni rese a verbale proprio da Poggiolini. Parlando per 35 ore con i magistrati di Napoli, l'ex eminenza grigia della sanità aveva raccontato che erano molti i farmaci con sponsor politici. Aveva detto di aver ricevuto offerte in denaro dai vertici Fidia per far alzare il prezzo del «Cronassial». E parlando di Andreotti aveva aggiunto che nel 1992 il senatore era personalmente intervenuto, presso il suo ufficio, per far sì che il «Cronassial» non venisse cancellato dal prontuario. Il Re Mida dei farmaci _ buon amico di Licio Gelli e iscritto dal 1979 alla loggia P2 _ spiegò che Andreotti era intervenuto «con molto garbo, ma anche con molta insistenza». E che altre pressioni per salvare il medicinale gli erano venute dall'ex ministro delle Poste Pagani. Ma questo farmaco in gran voga fra gli anni Ottanta e Novanta _ il periodo in cui l'epidemia di Mucca pazza in Inghilterra ha raggiunto il suo picco storico _ era al riparo dai rischi di contagio da Bse? La Fidia ha sempre sostenuto che i materiali impiegati erano importati da paesi liberi dalla Bse. Le fatture agli atti parlano di decine di migliaia di teste di vitello importate dal Brasile, seppur sempre attraverso fantasiosi pagamenti off-shore. Fidarsi? Silvio Garattini, ex membro della Cuf, a proposito nel dicembre scorso ha reso dichiarazioni garantiste: «Il rischio di contagio _ affermò _ è stato drasticamente ridotto da due fattori. Innazi tutto la Fidia ha sempre assicurato che i bovini provenivano dal Sudamerica. Inoltre ha sempre affermato che sottoponeva i tessuti ad un procedimento di purificazione che ne riduceva la carica infettiva. Perciò ritengo che il rischio sia minimo».di Natalia Andreani