Terremoto, esposto No Triv a 6 procure

E ora cosa succederà al progetto Geotermia 2? Resterà nel freezer almeno fino alle elezioni regionali dell'autunno o la giunta regionale, pur priva del presidente, darà il via libera a riavviare l'iter? La domanda è lecita in quanto fu proprio l'assessore Paola Gazzolo , che due giorni fa ha annunciato «la non correlazione» tra scosse ed attività estrattiva, a inserire anche le pratiche geotermiche tra quelle ferme in attesa di chiarimenti di tipo scientifico. Gazzolo, in una dichiarazione alla Nuova del 31 maggio, aveva spiegato di voler aspettare «la definizione, in rapporto con il ministero delle Attività produttive, delle linee guida per il monitoraggio delle attività estrattive e le risultanze dello specifico monitoraggio del sito Cavone. Oggi il secondo requisito è stato assolto, e l'assessore aveva indicato proprio questo momento come «prima scadenza utile per fare il punto». Rispetto ad allora non c'è più Vasco Errani sul ponte di comando. FerraAria Salute, Amici della Terra, No Triv a Fe, No Triv di Cento, Riprendiamoci il Pianeta di Sassuolo, Comitato Cittadini ‘Sisma.12', Cento in Movimento, Partito Pirata di Ferrara e Gruppo Amici di Beppe Grillo hanno depositato un esposto alle Procure di Ferrara, Bologna, Modena, Reggio Emilia, Rovigo e Mantova. A illustrarlo ieri mattina è stato il medico igienista Luigi Gasparini, insieme tra gli altri a Marco Piva e Teresa Pistocchi. È un testo nel quale convergono segnalazioni relative a diverse realtà, soprattutto Cavone (Mirandola) e Casaglia, accomunate da un forte sospetto: le scosse di terremoto del 2012, così come quelle che si sono verificate fino agli ultimi giorni, non possono essere derubricate a eventi naturali. Le trivellazioni (vuoi per estrarre idrocarburi, vuoi per sfruttare l'acqua calda) ci hanno messo del loro. Nel Modenese, i timori sono stati acuiti dalla scossa (Magnitudo 2,8) del 20 giugno scorso, verificatasi «a poco più di una decina di chilometri dall'impianto del Cavone – ha spiegato Gasparini – e alla medesima profondità del pozzo, dove nei giorni precedenti erano state effettuate prove di reiniezione. Molti cittadini non hanno capito come mai le autorità competenti non abbiano sospeso immediatamente le attività». Le istituzioni hanno sì risposto ai timori, «ma con un comunicato siglato congiuntamente dai due controllori, Regione e Ministero dello Sviluppo, e dal controllato, Padania Energie-Gas Plus. Secondo loro si sarebbe trattato di normali scosse di assestamento, eppure dal primo gennaio al 17 aprile di quest'anno, quando sono cominciati gli esperimenti al laboratorio Cavone, si contano quattro eventi sismici nel raggio di venti chilometri, mentre nei venti giorni tra il 18 giugno e il 6 luglio, ad esperimenti in corso, se ne contano ben dieci». In seguito è stata sì nominata («senza alcun criterio di trasparenza») una commissione di sei esperti stranieri, tutti attivi in Università degli Stati Uniti, «ma almeno due di loro hanno lavorato all'interno di studi finanziati dall'Eni». L'esposto riguarda anche la nostra città, coi tre pozzi geotermici di Casaglia, la cui concessione è scaduta giusto il 20 luglio. «E stata prorogata con l'atto di un dirigente della Provincia fino al 18 luglio 2016 – nota l'igienista –, eppure si tratta di una concessione di trent'anni fa sulla quale non è mai stata effettuata una Valutazione d'impatto ambientale: prorogarla adesso è un atto non logico e non legittimo. Ricordiamo che si tratta di un impianto che il rapporto Ichese non ha assolto completamente e in maniera certa rispetto ai terremoti del 2012». Per questo i comitati puntano l'indice anche verso il sindaco Tiziano Tagliani, sul cui operato chiedono alla Procura un approfondimento: È ufficiale di governo e autorità sanitaria – ha concluso Gasparini –, può limitare un'attività che procede senza Via». Gabriele Rasconi