«Vado a "Porta a Porta" per parlare a chi mi crede Hitler»

«Vespa rappresenta quell'elettorato che pensa che io sia Hitler. Abbiamo 22 milioni di pensionati, anche io sono un pensionato. Vado lì per rivolgermi a quella gente di una certa età che ha un pregiudizio su di me e per dirgli che non sono nè un violento nè un esagitato». La campagna di comunicazione di M5S si arricchisce di un nuovo tassello in vista del voto del 25 maggio. Lo ha spiegato Beppe Grillo in conferenza stampa a Milano. «Io non vado nei talk-show perché li conosco». Porta a Porta «non è un talk-show, è un faccia a faccia con un giornalista», aggiunge Grillo. «I media li conosco: quando parli e l'immagine è su Gasparri, puoi dire la teoria della relatività ma passi per un coglione come lui. Io in trenta secondi non posso dire cosa è un movimento, posso soltanto mandarti a fare in culo. Non è la mia chiave». Altro discorso invece per Porta a Porta, dove Grillo intravede la possibilità di intercettare almeno parte di un elettorato che fino ad ora lo ha premiato poco probabilmente perché spaventato dai toni, oltre che dai temi della sua comunicazione. Senza tralasciare di portare un altro affondo a viale Mazzini. «Da Vespa vado, perché in Rai ci sono nato. Hanno 14mila dipendenti, ma poi il 65% del fatturato lo fa fuori con 5 società. Vado da Vespa perché rappresenta l'elettorato, che mi vede come Hitler. Vado contro un pregiudizio - perché assicura - non sono sempre arrabbiato». Vado «per far capire la mia vera natura», perché se «in Italia non ci sono i fascisti è merito del M5S». «Mi accusano anche di essere populista - aggiunge - ma il populismo è la parte più nobile della politica».