Renzi e Grillo a Milano, duello sull'Expo

di Maria Berlinguer wROMA «Vinciamo la sfida Expo per l'Italia, lo Stato è più grande e più forte dei ladri». A dispetto dei sondaggi che gli consigliano prudenza, Matteo Renzi non fa nessuna marcia indietro sull'Expo dopo gli arresti e il sospetto di una nuova tangentopoli all'ombra della Madonnina. E da Milano dove è sbarcato in mattinata per rilanciare l'appuntamento destinato a rilanciare l'Italia del mondo, assicura che il governo farà la sua parte anche per garantire trasparenza e controlli su lavori e appalti e per riuscire nelle corsa contro il tempo realizzando tutte le opere previste entro i tempi stabiliti. D'ora in poi a vigilare su Expo sarà il magistrato Raffaele Cantone, già commissario Anticorruzione, ora a capo del team legale che vaglierà lavori e appalti. Ma Beppe Grillo non ci sta e avverte: «L'Expo lo deve bloccare la magistratura, è un'associazione a delinquere nata per riciclare denaro pubblico», tuona appena sbarcato anche lui a Milano. Per il leader del Movimento 5 Stelle l'esposizione universale «è una grandissima puttanata messa in piedi non per promuovere i prodotti italiani ma per riciclare il denaro sporco» e «la magistratura si sente spalleggiata da noi ed ha agito dopo che siamo andati a fare un sopralluogo sui terreni dell'Expo». È un duello a distanza quello che si gioca tra Renzi e Grillo in quella che un tempo era la roccaforte di Berlusconi. Questa volta la posta in gioco è il destino della grande kermesse del 2015, ora al centro di una nuova bufera giudiziaria dopo gli arresti eccellenti di imprenditori e intermediari dei giorni scorsi. E Renzi, come ha detto da subito, è venuto a Milano per «metterci la faccia», battuta subito commentata da Grillo che in piazza ripete che se il premier ci mette la faccia «i milanesi ci mettono il culo». I sondaggi, è lo stesso Renzi a rivelarlo, gli hanno consigliato di rinviare a dopo le elezioni la grana Expo. Ma il giovane capo del governo fa di testa sua. Per non perdere una «straordinaria» occasione di occupazione e di rilancio del Paese. «Saremo operativi nel rispetto di tutte le scadenze, perché vogliamo arrivare in tempo», dice dopo aver una riunione nella sede di Expo con Cantone e alla quale hanno partecipato anche Pisapia e Maroni e il commissario unico Giuseppe Sala. Il premier confessa di provare «sbigottimento e una amarezza pazzesca a vedere indagati nomi che tornano da un passato che sembrava archiviato». Assicura di non sottovalutare affatto la portata di quanto accaduto. Ma insiste, «Expo è un'occasione strepitosa, deve diventare il fiore all'occhiello del Paese». E in serata ribadisce con un tweet: «Expo, chi ha sbagliato paghi. Ma ci sono in ballo migliaia di posti di lavoro. Si fermano i ladri non si fermano i lavori». Poi a "Ballarò" chiede l'interdizione dai pubblici uffici per chi ha preso tangenti, ma prende anche le distanze da Greganti: «Faccio fatica a dire che faccia parte della mia area, ci vuole fantasia». Per sostenere l'esposizione il premier è convinto che il governa debba agire su tre livelli. Intanto sarà avviata una «semplificazione burocratica sulle procedure. Poi, dopo aver assicurato il rispetto delle scadenze, Renzi insiste sull'importanza del coinvolgimento dell'Autorità anticorruzione per garantire trasparenza. Il premier promette interventi del governo in diecimila scuole per la messa in sicurezza, esorta tutti al coraggio e cita Hemingway. «Il coraggio è la grazia sotto pressione, siamo assolutamente convinti che ci voglia tanto coraggio per arrivare pari con i tempi e lo faremo, dice: «Mollare adesso sarebbe una sconfitta». Per Grillo invece «la sconfitta peggiore sarebbe andare avanti». Duro l'attacco a Renzi. «L'ebetino va in giro a raccontare frottole, frottole, frottole, noi siamo uomini veri, non bambocci come Renzi» dice in una conferenza stampa durante la quale esorta i cronisti «ad essere onesti intellettualmente» e a schierarsi quindi dalla «parte giusta», la sua. «Sarà una guerra fatta sull'informazione, io non ce l'ho con voi perché so come funziona il vostro mondo ma è ora di smetterla, io non istigo alla violenza, lo fate voi con i vostri titoli, se non c'è fascismo in Italia come in Ungheria e Grecia lo dovete a noi: siamo così violenti che portiamo 10 milioni di persone a votare», spiega. E non perde l'occasione per attaccare Napolitano. «Se prendiamo qualche deputato in più del Pd faccio una gita a Roma, e sarebbe bello farlo insieme a un milione di persone, e andrò a dire a questo signore (Napolitano, ndr) di spostarsi a Cesano Boscone» con Berlusconi che «è ormai una salma e promette dentiere ai vecchietti». ©RIPRODUZIONE RISERVATA