Riforma del Senato, battuto il governo

di Nicola Corda wROMA Braccio di ferro nella maggioranza, diversivi e paletti da Lega Nord e Forza Italia. Così sta rallentando il disegno di legge del governo sulla riforma costituzionale, che secondo i piani di Renzi e della ministra Maria Elena Boschi dovrebbe tagliare il traguardo entro il 25 maggio, almeno in commissione. Ma ieri invece il voto del testo base ha subìto un rallentamento che ha scatenato le ire della giovane ministra delle Riforme che sarebbe addirittura arrivata a paventare le dimissioni, e poi il colpo di scena con l'approvazione in serata di un ordine del giorno presentato dal leghista Calderoli che scompagina piani e carte del governo, perché prevede un Senato elettivo (a suffragio universale). «Abbiamo sempre detto di essere aperti alle modifiche ma senza stravolgere l'impianto» aveva detto la Boschi uscendo dal primo round della commissione Affari Costituzionali, andato però a vuoto. E di certo non si aspetta un finale così clamoroso. Con i sì anche del Movimento 5 Stelle, di Forza Italia, Sel e dei Popolari per l'Italia. L'ex ministro Mauro (Popolari), nemico giurato di Renzi, è stato fondamentale per fare lo sgambetto a Renzi. L'odg è passato per 15 voti a 14. Tra l'altro era assente Corradino Mineo del Pd. I due relatori, la presidente Anna Finocchiaro e Roberto Calderoli, avevano lavorato per tutto il pomeriggio per trovare l'intesa già minata da un altro documento del senatore leghista che, proponendo la riduzione dei deputati, rimetteva in gioco anche la riforma della Camera. Ma che non sarebbe andato tutto liscio (per non dire niente) per l'esecutivo è stata anche l'impuntatura di Mario Mauro dei Popolari per l'Italia, indisponibile a votare il testo del governo che in serata infatti è stato battuto. Palazzo Chigi ha cercato di reggere fino alla fine smentendo categoricamente la minaccia delle dimissioni e promettendo: «Il testo sarà sostenuto da tutta la maggioranza». Ma così non è stato. E a niente è servito sostenere che lo schema del governo «è aperto alle modifiche che saranno contenute nell'ordine del giorno, ma non la diamo vinta al senatore Calderoli», come aveva annunciato la ministra Boschi rientrando nella seduta della commissione che ricominciava alle venti e trenta in chiusura di una giornata di passione. La fronda che sembrava rientrata ha dato il suo verdetto finale in commissione provocando la sospensione dei lavori, e aprendo un interrogativo enorme su cosa potrà accadere ora. Forza Italia aveva giocato sul clima di caos per l'intera giornata consigliando «al governo di non insistere sul suo testo base», facendo numerose aperture alle proposte dell'ex alleato leghista. Poi anche il vicepresidente Gasparri aveva buttato benzina sul fuoco delle liti nella maggioranza rimettendo in gioco addirittura il presidenzialismo e presentando un documento ad hoc. Un blitz analogo aveva fatto saltare l'accordo sulla riforma costituzionale sul finire della scorsa legislatura. «Questo testo non possiamo votarlo, non ci sono le condizioni» afferma Berlusconi, che dagli studi di Matrix dà la linea ai suoi in serata. È stato dunque il primo vero stop all'accordo del Nazareno e per qualcuno solo il preludio di una marcia indietro anche sulla legge elettorale. E la corsa al voto per le europee ha sicuramente condizionato il passaggio stretto della revisione costituzionale. I contenuti della riforma contano relativamente e, alla fine, l'intesa non passa soprattutto in una prova di forza che a questo punto mira a mettere in seria difficoltà l'intero esecutivo di Renzi. Nel testo dell'ordine del giorno di Calderoli è previsto che i senatori di ciascuna regione siano eletti a suffragio universale dai cittadini della stesa regione contestualmente ai consigli regionali. Una proposta agli antipodi rispetto a quanto annunciato e presentato da Renzi e dal suo govermo. ©RIPRODUZIONE RISERVATA