La provocazione e gli spari La polizia: gesto di un folle

di Maria Rosa Tomasello wROMA Un solo uomo. Daniele De Santis, 48 anni, detto Gastone: ultrà della Roma, ex leader della curva sud simpatizzante di estrema destra, ora cane sciolto delle tifoseria giallorossa. Capace nel 2004 di interrompere il derby nella Capitale in seguito alle voci, infondate, della morte di un bambino investito dalla polizia. De Santis, nessun altro: in passato costretto dai Daspo a restare fuori dallo stadio, che ormai non frequentava più da anni, e con una serie di «precedenti per reati commessi in concomitanza alle partite». Da solo «ha sfidato e provocato» un gruppo di tifosi napoletani, da solo ha sparato i cinque colpi che hanno ferito tre supporter azzurri, e tra loro Ciro Esposito, 29 anni, impiegato in un autolavaggio a Scampia, ricoverato in gravissime condizioni al policlinico Gemelli. Per la polizia la dinamica dell'aggressione in via Tor di Quinto, a poche ore dal fischio d'inizio della finale di Coppa Italia è chiara, è stata «ricostruita in modo univoco e concordante incrociando le immagini delle telecamere e le testimonianze di tifosi e passanti» ed è, sottolinea il dirigente della Digos di Roma, Diego Parente, «tanto semplice quanto folle». «È stato il gesto di un singolo - ripete il questore Massimo Mazza - né i tifosi della Roma né quelli della Lazio si sono materializzati sulla scena». Sono da poco passate le 18. Una fila di pullman percorre viale Tor di Quinto in direzione dello stadio Olimpico. A piedi si muovono tifosi in corteo. De Santis, racconta Parente, esce dal chiosco dei campetti sportivi di cui è gestore e si dirige verso i tifosi del Napoli «insultandoli e lanciando fumogeni: un atto di sfida, tutto da solo» (anche se, secondo un'altra ricostruzione, con lui ci sono due persone che poco dopo si dileguano). Ma quando i supporter partenopei reagiscono e «armati di spranghe e bastoni», in gruppo, cominciano a inseguirlo, De Santis scappa, scivola e, «vistosi a mal partito, spara». Mentre a decine lo circondano, molti incappucciati, è l'ipotesi della polizia, estrae una Beretta 7x65 con matricola abrasa: esplode cinque colpi, quattro vanno a segno. Ferisce tre persone, Esposito viene raggiunto al torace: un proiettile gli trapassa il polmone e si conficca nella colonna vertebrale. Ma per "Gastone" è finita: viene pestato a sangue, calci, pugni, finché qualcuno riesce a sottrarlo alla furia dei tifosi napoletani e lancia l'allarme. La pistola viene presa e nascosta in un vaso da una mano ignota, per evitare che possa essere usata ancora. Dopo la sparatoria il clima pre-partita precipita, esplodono gli incidenti che, alla fine, faranno contare altri sette feriti (cinque agenti in strada e due stewart dentro lo stadio): «Una situazione dell'ordine pubblico gravissima, con le forze dell'ordine attaccate perché accusate di non fare arrivare in tempo i soccorsi» spiega il questore, convinto che «tutto è andato bene per l'ordine pubblico. Una persona che si mette a sparare va al di là di quanto si può prevedere». Una ricostruzione che stride con alcune testimonianze, come quella di Gaetano Foria, 50enne parrucchiere napoletano: «È stato un agguato degli ultrà della Roma, erano parecchie decine - accusa - avevano bombe carta e hanno sparato diversi colpi di pistola». De Santis viene trasportato al policlinico Gemelli con una gamba rotta e qui, poco dopo mezzanotte viene individuato e interrogato: la polizia lo arresta con l'accusa di tentato omicidio e porto abusivo d'armi, mentre viene disposto l'arresto per rissa anche per i tre tifosi napoletani feriti dai colpi di pistola. Nello stesso ospedale, qualche ora dopo il ricovero al San Pietro viene trasferito Esposito. È in condizioni gravissime, nel pomeriggio viene operato. Ma mentre il padre Giovanni denuncia ritardi nei soccorsi («L'hanno portato in ospedale dopo un'ora e mezza»), la madre, Antonella Leardi, tende la mano all'aggressore: «Per me è una mostruosità quello che ha fatto, è una follia, non riesco a capirlo. Ma nel mio cuore l'ho già perdonato. Prego il Signore che vada tutto bene. Mio figlio è un ragazzo normale, segue il Napoli sin da piccolo, non è andato lì per essere ucciso. È fidanzato, ama la musica e ama viaggiare. Mi sento offesa per chi ha parlato di agguato camorristico: noi siamo persone perbene, veniamo da Scampia, ma Scampia è fatta al 99% da persone oneste». ©RIPRODUZIONE RISERVATA