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Condannato per la "variante delle varianti", assolto dagli altri quattro capi di imputazione: tre relativi ad altre perizie di variante ritenute corrette (quelle sull'adeguamento antisismico e sui gas medicali) e uno alla nomina di un componente la commissione di collaudo ritenuto incompatibile. Il responsabile amministrativo del maxi appalto di Cona Marino Pinelli è deciso ad andare avanti per dimostrare la sua innocenza anche per la "Variante 5". Il suo avvocato Lorenzo Muracchini ha già annunciato il ricorso in Appello. «Il consulente tecnico della procura ritiene che sia stato superato il limite del 5% dell'importo massimo previsto dalla legge, ma a nostro parere il costo globale deve comprendere anche i servizi no-core e non i soli costi di costruzione», obietta il legale. Il suo assistito, prosegue «non ha mai agito con l'intento di violare la normativa, ma per rispondere in modo efficace a richieste urgenti e a pressioni ben precise». Che la variante 5 fosse diventata, come scrive il giudice, un "carrello della spesa" «lo si evince da intercettazioni telefoniche messe tra l'altro non in ordine cronologico, e appare una forzatura. La responsabilità del mio assistito, e la sua consapevolezza, la si deduce non da dichiarazioni dirette, ma tra conversazioni tra terze persone». Il giudice contesta all'imputato il non aver detto la verità durante l'interrogatorio: «Quelle dichiarazioni erano frutto di sue meditazioni, probabilmente parziali, perché rese senza essere a conoscenza di tutti gli atti dell'istruttoria e con il timore che qualcuno avesse presentato una documentazione diversa da quella a sua disposizione». «L'accusa mi addebita fatti da me non compiuti - aveva scritto in una nota Pinelli dopo la condanna - e peraltro da me preclusi perché riservati dalla legge a funzioni e a professioni diverse dalle mie».