Quel patto che irrita Berlusconi

di Nicola Corda wSIENA «Litigare nello spogliatoio ma fuori uniti, per affrontare con concretezza i problemi che il paese ha davanti». Enrico Letta prende spunto dallo scontro nato con Alfano sulla manifestazione di Brescia, per coniare lo "spirito di Spineto", ovvero quella regola del confronto anche aspro da affrontare «con lealtà e franchezza reciproca» ma, superato il quale, l'azione di governo deve marciare e portare a casa i risultati. La formula è simile a quella utilizzata nel giorno della nomina al Quirinale e ribadita ancora ieri: «Governo di servizio e dunque non a tutti costi», nessun galleggiamento per salvare la faccia. Dunque, anche i litigi e gli scontri siano veri o comunque non edulcorati, perché Letta e Alfano sono diversi e i due azionisti forti della maggioranza non hanno nessun interesse ad apparire d'amore e d'accordo. Sembra la formula giusta per smontare l'inciucio, o quantomeno togliergli il marchio negativo. Qualcuno avanza il sospetto che quella rissa sul pulmino che scalava le colline senesi domenica pomeriggio sia stata raccontata proprio con l'intento di allontanare un'immaginetta di "governissimo" che non piace a nessuno a cominciare dagli elettorati del Pd e del Pdl . «Nessun gelo ma Alfano e Letta sono diversi, uno non diventerà di sinistra e l'altro non diventerà di destra, stanno insieme per necessità», racconta il ministro dell'Agricoltura Nunzia Di Girolamo lasciando la tenuta di Spineto, seguendo già alla lettera lo spirito del conclave; anzi, «dovrebbero esserci più occasioni di questo tipo per rinsaldare lo spirito di squadra». Siparietti che non sembrano piacere a Berlusconi che a Palazzo Grazioli raccontano abbia accolto con molto sospetto il ritiro in conclave e le sue conclusioni tra le quali il ritorno in vita della "Convenzione per le riforme costituzionali" che lui stesso aveva seppellito la scorsa settimana bollandola come «una perdita di tempo». Sospetti confermati dalle numerose telefonate prima, durante e dopo ogni sessione ad Angelino Alfano, sul quale i falchi a Roma, fin dalla formazione del governo, gettano molte ombre. A far crescere i dubbi del Cavaliere, il silenzio sulle riforme della giustizia in conferenza stampa, così come le antenne si sono concentrate sulle cronache di quel «pulmino di quattro democristiani» partito per la Toscana dove si è litigato per finta ma poi si son messe le basi per un «patto tra diversi». ©RIPRODUZIONE RISERVATA