Liberalizzazioni sotto tiro Si scatenano le proteste

di Maria Rosa Tomasello wROMA Con bozze successive, che procedono per aggiustamenti senza conferma di ufficialità da parte di palazzo Chigi, il decreto sulle liberalizzazioni prende forma. Ma contro il piano del governo che tira in ballo anche l'articolo 18 scatenando la rabbia dei sindacati, tutte le categorie «colpite» dai provvedimenti fanno muro. Dopo la sollevazione dei tassisti che, in vista del blocco del 23 gennaio, bollato come «illegittimo» dall'Authority di garanzia sugli scioperi, si mobilitano in manifestazioni spontanee a Napoli, Milano e Roma, con pesanti disagi alla stazione Termini di Roma, le polemiche infuriano. Insorgono contro la fine dell'esclusiva Assopetroli e Unione petrolifera, Confcommercio e Confesercenti dicono no alla deregulation dei saldi, farmacisti e parafarmacisti si ritrovano uniti contro una riforma che scontenta tutti, mentre gli avvocati parlano di previsioni «inaccettabili» sull'abolizione tariffe minime e sul tirocinio: «Vista la situazione lo sciopero è ormai una dolorosa necessità» annuncia l'Organismo unitario dell'avvocatura, parlando di «giungla della falsa competitività». Se l'approvazione del provvedimento sulle liberalizzazioni è attesa per la prossima settimana, il Consiglio dei ministri si riunisce oggi per esaminare la prima stesura sotto il fuoco di fila delle contestazioni, con i sindacati sul piede di guerra contro la norma che eleva da 15 a 50 il numero di lavoratori in caso di fusioni per l'applicazione dell'articolo 18 sul licenziamento senza giusta causa. «Nessuna modifica, non è stato oggetto di trattativa con il ministro del Lavoro Fornero» avvisa il segretario della Cisl Raffaele Bonanni. «Non vedo francamente alcun disastro per nessuno nell'avere l'articolo 18 così com'è» afferma il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, che definisce improprio inserire il tema nel capitolo delle liberalizzazioni, tanto che non è escluso che possa essere stralciato. «Vogliamo un confronto serio. Monti smentisce la bozza, prendiamo atto. Eppure la bozza c'è, da quale cassetto esce?» chiede la Cgil. Contro l'ipotesi si schiera anche il Pd con il segretario Pierluigi Bersani e con Stefano Fassina, che definisce «sbagliata e grave» anche la disposizione che cancella l'obbligo del contratto collettivo nazionale nel trasporto ferroviario. Davanti alla decisione di scorporare la rete ferroviaria dalle Fs si schierano sullo stesso fronte l'amministratore delegato di Fs Mauro Moretti («dove la rete è stata separata dal servizio effetti negativi sui costi») e la Filt-Cgil («un grave errore da non fare»). L'industria petrolifera in subbuglio usa parole pesanti: le misure contenute nella bozza rappresentano «un vero e proprio esproprio a danno delle aziende» accusa l'Unione petrolifera, mentre Assopetroli chiede al governo un incontro urgente: «Almeno ci ascolti». Dalla maggioranza composita che sostiene il governo, l'ex premier Berlusconi avverte: «No alle liberalizzazioni inutili» e, a proposito delle farmacie sottolinea: «Così rischiano di chiudere». Misure «troppo forzate» dice il leader della Lega Umberto Bossi, definendo un errore la decisione di colpire i tassisti. «Chiediamo che si proceda a tutto campo» afferma Bersani, che oggi, al pari del leader dell'Udc Casini, incontrerà Monti, «ma è importante che si facciano "a bevuta pari", perché i commercianti hanno già dato e altri non hanno dato un'unghia». Liberalizzazioni sì, ma che siano «a tutto campo», chiede Casini. ©RIPRODUZIONE RISERVATA