«Troppe discriminazioni per i malati»

Paolo Lascari, operatore SerT, coordina le attività coi più «vecchi», gli ex tossici che sopravvivono e che hanno sopra i 40 anni.
Ascolta i racconti dei «suoi» ragazzi e dà la «sua» chiave di lettura al problema della siepositività: «Avete sentito i loro racconti e il problema è la trasparenza della malattia. Chi ha problemi fisici, malattie normali, di solito è tutelato. Chi ha l'Hiv deve anche lavorare, non può dire che si affatica prima degli altri perchè è sieropositivo, perchè prende farmaci: nonostante non riesca a lavorare deve nascondere il suo stato, deve adattarsi a ciò che gli viene proposto, non può dir nulla». Invece, per fortuna, si è detto tanto da 20 anni a questa parte, soprattutto per chi era tossicodipendente: «Si, le campagne fatte in tutti questi anni hanno avuto effetti positivi, risultati staordinari e la sieropositività non è più legata alla tossicodipendenza: ora si sta spostando sulle categorie cosidette normali per le abitudini sessuali scorrette delle persone, ma il contagio è frutto in realtà di questa impossibilità di poter dire io ho questa cosa, nascondendola si aggrava sempre di più tutto». Informzaione, protezione sociale e accettazione. Paolo continua a guardare tutto dal suo osservatorio di operatore: «Lo stile di vita di un sieropositivo è fondamentale: dipende tutto da chi ti circonda cosa fai e cosa fanno gli altri. Se ho alle spalle una situazione accettabile e di accettazione dove posso curarmi, posso mantenere il mio stile di vita, senza dormire sotto i portici, sotto un ponte e chissà dove, e se riesco a prendere le terapie regolarmente e non solo quando posso, si può arrivare ad una vita normale. Invece, non è cosi per tanti».
Se non trovi nessuno che ti dia una mano, una casa, un tetto, non ce la fai da solo. E non è un caso se i ragazzi di Paolo sono «vecchi», sopravvivono, hanno più di 40 anni, perchè attorno a loro è stata costruita una rete che funziona. Per fortuna. «In loro - chiude Paolo - ho scoperto una grande umanità. Capisci che sono persone vere e che soffrono perchè debbono ancora oggi nascondersi».