«Sono l'unico disoccupato nel settore del cinema»

Ha 37 anni e da 14 mesi è senza lavoro, da quando il 30 giugno 2005 l'Alexander chiuse definitivamente la serranda. Giovanni Bartolucci, proiezionista con alle spalle oltre dieci anni di attività nei migliori cinema della città, non riesce a trovare occupazione non solo nel suo campo lavorativo, ma anche in altri settori pubblici e privati. E' al momento l'unico disoccupato del sistema cinema a Ferrara, vittima di quell'effetto domino che ha portato alla chiusura in poche mesi di tanti cinema monosale in città con l'avvento di Cinestar. In questi mesi molti dipendenti che avevano perso il lavoro sono stati reintegrati, altri hanno raggiunto la quota pensionabile, ma per Bartolucci si sono chiuse tutte le porte.
«Non so più cosa fare - dichiara - nonostante la mia anzianità di servizio - non sono stato più chiamato nei cinema a fare il proiezionista. Ho provato ad andare prima da Cinestar e attualmente all'Apollo con la nuova riapertura, ma non c'è più posto. Qualcuno mi ha consigliato di rivolgermi alla cineteca di Bologna, ma non si riesce a parlare con nessuno».
Ad aggravare la situazione di Giovanni Bartolucci, c'è la sua malattia, come lui stesso ha certificato con tanto di documenti medici che attestano una sindrome di Cushing, una patologia che si nutre dello stress. Questo mio stato di disoccupazione, non fa altro che peggiorare le mie condizioni di salute e la mia depressione. Per questo ho trovato fuori luogo le dichiarazioni ottimistiche e gioiose del segretario sindacale Sorrentino per l'apertura dell'Apollo. Non si pensa invece come sindacato a quegli iscritti come me che sono rimasti senza lavoro».
Bartolucci ha iniziato come proiezionista al Ristori e poi è passato quando hanno restaurato l'Alexander nel locale di Foro Boario. In dieci anni di attività è stato impegnato nelle sale della società Parenti: tra cui Apollo, Nuovo, la sessa arena Nuovo, fino a passare poi nella società di Poggi, che ha gestito l'Alexander fino alla chiusura.
«Lancio questo appello - conclude - perché spero si possa trovare un posto anche per me, visto che sono, anzi ero, il sostegno della famiglia».