"Il nostro nome è Anna" per dare uno schiaffo al razzismo

ROSIGNANO. Con "Il nostro nome è Anna", la storia di Anna Frank torna e tocca di nuovo le coscienze. Il cortometraggio, prodotto da Helix Pictures di Cecina e Studio Emme di Sergio e Sara Martinelli in Roma, uscirà nelle sale nel 2020 partecipando anche ai festival. Il dinamico regista Mattia Mura ha tradotto in immagini con estro e passione la storia scritta l'anno passato da Federica Pannocchia, fondatrice e presidente dell'associazione di volontariato "Un ponte per Anne Frank" a Rosignano. Le scene, in fase di montaggio, sono uno schiaffo al razzismo, al bullismo e al loro tremendo precursore: l'antisemitismo. E invitano non soltanto gli studenti a riflettere e a scommettere sulla possibilità di costruire nel tempo - con l'affetto e il rispetto - relazioni migliori. Il sodalizio ha lavorato molto con le scuole e le biblioteche per abbattere diffidenze e resistenze, piegando la discriminazione e l'indifferenza per sostenere la pace. «Siamo nati cinque anni fa - racconta la presidente - proponendo in digitale la storia di Anna in modo e con linguaggio moderno, sviluppandone aspetti quali la tolleranza e l'aiuto agli emarginati. Le riprese hanno interessato Pisa e Rosignano, Vada e Bibbona. Con il fine di riflettere insieme sulla memoria, sui valori della famiglia e sulla solidarietà. Un modo per analizzare il nostro ruolo nella complessa società moderna». Dove purtroppo non mancano contrasti e problemi profondi, collegati al complicato momento che tutti con fatica attraversiamo. Mura, anche sceneggiatore con Pannocchia e Cristiana Bertolotti, ha diretto le attrici Ludovica Nasti, conosciuta per la serie Rai "L'amica geniale" e divenuta una moderna Anna Frank, e Serena Bilanceri, di Vada, insieme a Adelmo Togliani, Licia Amendola e Claudio Mezzenga, non senza la collaborazione di Ottavio Mura, Gianluca e Marco Bertogna nel ruolo di organizzatori. Per le protagoniste e tutto il resto della squadra sono stati giorni pieni, perché le riprese di un film richiedono pazienza e competenza, scelta adeguata dei luoghi e capacità di interpretazione. Il regista e la sua squadra hanno concluso il lavoro a metà dicembre. L'associazione rosignanese aggiunge così un'altra tappa al proprio percorso, iniziato nel 2015, quando la fondatrice e presidente ha conosciuto via posta elettronica il cugino di Anna Frank, Bernhard Paul "Buddy" Elias, residente in Svizzera e morto poco dopo la costituzione del sodalizio, divenuto partner italiano della casa di Anna Frank ad Amsterdam. Un legame prezioso, che ha permesso di rafforzare le basi e pensare ai primi progetti. La presenza nelle scuole lo conferma, perché "siamo tutte Anna Frank", dice Federica Pannocchia, aprendo una riflessione sulla storia della ragazzina ebrea tedesca divenuta il simbolo della Shoah, sul nazismo e sulla sua conseguenza diretta e sempre attuale, il razzismo, declinato e presente nella nostra quotidianità in mille tremende forme. --Michele Falorni