l'uomo che mixa

giampaolo simiLorenzo Jovanotti è uno capace di rispondere con il sorriso persino a un tweet di Salvini. Eppure per la questione delle transenne al Jova Beach Party di stasera è sembrato quasi stizzito. Come mai?Ho pensato allora che le transenne travalichino la delicata questione di sicurezza in sé. Difendere la sua tribù che balla di "esseri umani evoluti e pacifici" è qualcosa di più. Lo si intuisce guardando in controluce l'idea stessa del Jova Beach Party: noi nati alla metà degli anni '60 siamo cresciuti nel lungo, abbacinante riverbero di un big bang chiamato Woodstock. Di quell'irripetibile raduno siamo figli, venuti al mondo però già orfani. Viviamo tutto ciò che incrina quella mitologia di libertà come la fine del sogno di riabbracciare nostro padre.E poi guardiamo Jovanotti stesso, dapprima volto delle tv berlusconiane, poi autore di quella "Mi fido di te" scelta da Walter Veltroni per una campagna elettorale. Uno passato dal domandare dov'è la festa a interrogarsi sui destini del Pianeta. Fra istinto e ragionamento, Jovanotti è alla ricerca instancabile del centro di gravità nient'affatto permanente del mainstream. Anche perché ha sempre capito in tempo quali novità potevano entrare nel paniere dei gusti del grande pubblico. Fu lui nei primi anni '90 a sdoganare il rap, linguaggio musicale nato come divisivo, dato che scaturiva dalla rabbia dei giovani afroamericani segregati nei ghetti metropolitani.Divisivo, ecco la parola che ci riporta alle transenne e alle recinzioni. Jovanotti però nasce come deejay e il deejay mixa, cioè unisce e mette in sequenza anche brani molto diversi in virtù di risonanze e analogie che altri non hanno riconosciuto. Se un autore si identifica con le singole canzoni, il deejay vede un flusso musicale potenzialmente infinito in cui tutto è collegabile. Un'idea di musica che tracima in una visione del mondo, magari ingenua, che ha spinto Jovanotti a qualche ecumenismo davvero semplicistico ("esiste solo una grande chiesa/che passa da Che Guevara e arriva fino a Madre Teresa").Anche per questo però, assieme a Vasco, Jovanotti rimane l'ultimo artista pop italiano trasversale alle generazioni, alle sensibilità e agli strati sociali. L'Italia che lui circumnaviga quest'estate però non sembra quell'ombelico del mondo immaginato da lui e ballato da interi stadi in delirio. L'Italia è oggi un labirinto di pesanti transenne mentali, è un paese che pensa negativo. Chissà, forse sono questi i recinti che lo inquietano davvero. Anche perché, per noi cinquantenni orfani di Woodstock, un'Italia di muri e barriere assomiglierebbe a una sconfitta definitiva.