Paolo Santigli estradato dal Brasile

di Lara Loreti wLIVORNO Paolo Santigli tornerà in Italia. Il supremo tribunale federale di Brasilia ha concesso l'estradizione del livornese, ex giocatore di basket, da anni residente a Porto Seguro in Brasile con un altro nome. La sentenza è stata emessa nel tardo pomeriggio (ora brasiliana) di martedì. Ciò vuol dire che l'ex cestista, accusato di traffico internazionale di droga, già da fine gennaio potrebbe tornare in Italia, dove deve scontare 9 anni. Da marzo Santigli (alias Ettore Dertoni, questo il nome da lui scelto per rifarsi una vita) è in carcere in Brasile: ricercato da anni, è stato rintracciato a primavera grazie alle indagini della polizia brasiliana, coadiuvata da quella livornese oltre che dagli agenti dell'Interpol. Santigli, 53 anni, era un noto giocatore di basket in città quando nel 1992 fu arrestato dalla polizia sudamericana in Brasile, a casa di uno dei "soci", con 200 chili di cocaina. Insieme a lui c'erano altre tre persone fra cui un livornese, un italiano immigrato e un brasiliano. Il ruolo di Santigli era quello di acquirente della roba. Ma secondo la polizia, quel quantitativo era solo la prima trance di un carico molto più vasto, destinato alla piazza milanese, che contava in tutto 800 chilogrammi. Nell'ottobre di quello stesso anno, il 1992, Santigli era stato arrestato in Brasile. Poi, una volta uscito di galera, si era rifatto una vita. Nel frattempo, nel 2000, la condanna (con l'accusa di traffico internazionale di cocaina) del tribunale d'appello di Milano è diventata definitiva. Ma a quel punto Santigli si era già reso latitante. In questi anni l'Interpol aveva dato la caccia all'ex cestista, che intanto però s'era rifatto una vita a Porto Seguro con l'altro nome. Le ricerche si sono arenate finché a marzo l'ex giocatore è stato rintracciato e arrestato. «La decisione ci delude profondamente - è il commento dell'avvocato Luca Pacini, legale ed amico di Santigli - in quanto speravamo che la giustizia brasiliana potesse decidere solo sulla base dei fatti e di quanto previsto dal trattato di estradizione Italia-Brasile. Non è facile, infatti, comprendere come possa essere negata l'estradizione a una persona condannata per più omicidi come Cesare Battisti e concessa, invece, ad una persona che ha già scontato una lunga pena in Brasile (per gli stessi fatti) e si è poi ricostruita la vita in tale Stato, formando una famiglia, lavorando duramente e cercando di espiare, anche dal punto di vista sociale, i gravi errori commessi in passato». Pacini evidenzia le iniziative portate avanti da Santigli nel campo del sociale e la stima di cui il livornese gode a Porto Seguro. «Altrettanto ingiusta - continua l'avvocato - appare la giustizia italiana che pretende, a distanza di venti anni dai fatti che portarono alla condanna del Santigli in Italia, l'estradizione di un suo cittadino, ben sapendo che lo stesso aveva già scontato una pena in Brasile, dove si era poi rifatto una vita senza più delinquere. Ricordo che Santigli ha anche moglie e figlio a suo carico». Secondo Pacini i tempi non tornano: «Perché lo Stato ha aspettato tutto questo tempo prima di richiedere l'estradizione, quando non sarebbe stato difficile sapere, con un minimo di indagine, dove effettivamente si trovava il Santigli? - si chiede l'avvocato - Con questa estradizione viene distrutta non soltanto la vita di una persona che ha già pagato per le colpe commesse in un lontano passato, ma anche quella di una famiglia, soprattutto di un ragazzino di 13 anni». Pacini, insieme con il collega Massimo Girardi, è già al lavoro per vedere quali prospettive ci siano per l'esecuzione della pena. I due avvocati stanno valutando se presentare appello. Se decidessero di farlo, il rientro di Santigli potrebbe slittare a inizio estate. LaraLoreti ©RIPRODUZIONE RISERVATA