Maxidò pronto a lasciare Viareggio

VIAREGGIO Potrebbero decidere di lasciare le banchine della Viareggio porto gli imprenditori che hanno creduto nel progetto del "Maxidò", la struttura galleggiante caffetteria-champagneri. Magari cercando a Lido un posto dove aprire l'attività che a Viareggio è ormai paralizzata da un intreccio di pareri e competenze che va avanti quasi da un anno, quando il progetto do "rinascita2del galeone Santa Monica fu lanciato con tanto di festa alla quale parteciparono gli esponenti della stessa amministrazione comunale (primo fra tutti l'assessore al commercio Antonio Cima) che non ha saputo dare risposte certe ad una iniziativa imprenditoriale. Tra i problemi emersi anche la necessità di dotare la struttura definita "autopropulsore" di una concessione edilizia. "Particolare" che, evidentemente, non è stata presa in considerazione al momento di rilasciare pareri e autorizzazioni nelle conferenze dei servizi che si sono tenuti. Conferenze che, in almeno un caso, hanno visto mutare il verbale - su questo punto è stato chiaro il presidente della Viareggio porto - per sola scelta degli uffici comunali che si sono poi limitati a comunicare agli altri soggetti coinvolti il cambio di parere, da favorevole a sfavorevole. Oggi sulla vicenda ci sono due ricorsi: quello della Viareggio porto e quello della società "Maxidò". Ma resta il quesito: a chi dava fastidio l'apertura della struttura sulle banchine della Viareggio porto? Ma, soprattutto: perché aprire una qualsiasi attività a Viareggio deve essere più complicato dello sbarco su Marte? Donatella Francesconi