Perito a libro paga di Rfi, è bufera

VIAREGGIO. «È vero: sono pagato da Rete ferroviaria italiana». Riccardo Licciardello, uno dei due periti del giudice per le indagini preliminari Simone Silvestri, ammette in aula - incalzato dal pubblico ministero Salvatore Giannino - il proprio rapporto con una delle aziende del Gruppo Fs che vede alcuni dirigenti tra i 38 indagati per la strage di Viareggio.
Alle domande della Procura, Licciardello prova a convincere i presenti nell'aula del Polo fieristico di Lucca del fatto che «non so chi mi paga». Quando esplode la questione di quella che per la Procura è una netta incompatibilità, il confronto sulla perizia dei due tecnici del Gip è quasi terminato. L'avvocato Fabrizio Bartolini, difensore di alcune delle parti lese, sottolinea quanto scritto dal "Tirreno": Riccardo Licciardello è ricercatore all'università La Sapienza di Roma con un contratto a termine fresco di rinnovo per un progetto europeo denominato "TrioTrain" che vede, tra i partners privati, anche Trenitalia. A spazientirsi è Giorgio Diana, per anni direttore del Politecnico di Milano, oggi perito di Ferrovie: «Tutti lavoriamo...», commenta per stroncare così lo scenario che si sta delineando.
E lavora anche Riccardo Licciardello, che giura da perito del Tribunale il 7 marzo, ed il 13 maggio si vede rinnovare la collaborazione con il ministero dei trasporti nell'ambito del Contratto di programma che lo stesso ha stipulato con Rfi: 12mila euro per quattro mesi, più le spese di trasferta per commissioni (in hotel fino a 4 stelle). Per l'incarico di consulenza - si legge nel contratto disponibile sul sito del "Tirreno" - «è corrisposto, a carico di Rfi, un compenso pari a 12mila euro, al netto dell'Iva». Il meccanismo che porta questa cifra nello stipendio di Licciardello è quello per cui Rfi ha l'obbligo di «provvedere agli oneri del ministero dei trasporti per l'espletamento delle attività istituzionali connesse alla sicurezza della circolazione ferroviaria». Il contratto (non è il primo) per il perito super partes c'è. E lo paga Rfi. Che compare tra gli indagati. E che è proprietaria di quella infrastruttura su cui si trovano entrambi gli oggetti sotto accusa per lo squarcio nella cisterna. È abbastanza perché la Procura chieda la ricusazione di Licciardello. A parlare è il Procuratore capo, Aldo Cicala: «Il rapporto che lega il perito alle Ferrovie è chiaro». E Licciardello, al momento di ricevere l'incarico «non l'ha dichiarato». Al ritorno in aula sarà la Regione, tramite i propri legali a chiedere la ricusazione, ai sensi dell'articolo 223 del codice di procedura penale ("Quando esiste un motivo di astensione il perito ha l'obbligo di dichiararlo"). Ma il gip Simone Silvestri si schiera con i propri tecnici: la perizia, ampiamente contestata soprattutto per avere ignorato per scelta qualsiasi ricostruzione della dinamica dell'incidente, è perfetta. Ed i 12mila euro che Licciardello percepisce «non implicano una situazione di sudditanza psicologica del perito nei confronti di Rfi». La reazione della Procura è immediata: richiesta di ricusare i periti per «negligenza» nella perizia e istanza di supplemento di perizia presentata direttamente dal Procuratore capo. Il Gip respinge. E l'incidente probatorio termina così. Con la Procura che ipotizza di procedere nei confronti di Licciardello e Vangi per "falsa perizia".
In serata, un comunicato dei legali di Ferrovie, firmato dall'avvocato Ambra Giovene, usa parole di fuoco nei confronti della Procura, prendendo apertamente le parti del giudice. Procura che, si legge, «non paga ha ritenuto di accusare i periti addirittura di negligenza» e «a fronte di tanta rigorosa fermezza e coerenza da parte del giudice» ha chiesto la trasmissione degli atti «ipotizzando l'incredibile accusa di falso in perizia».
Per i familiari delle vittime un solo commento: «Ci sono 32 morti che si rivoltano nelle tombe».

Donatella Francesconi