Boicottando la pillola abortiva si limita la libertà delle donne


Il Ministero della Salute - su iniziativa dell'iperattiva sottosegretario Eugenia Roccella - ha emanato linee-guida per la somministrazione della pillola abortiva RU486 negli ospedali che somigliano molto più a un manifesto di propaganda ideologica che a istruzioni sanitarie.
Facendo finta che il parere dell'Agenzia Italiana del Farmaco incaricata di esprimersi sulla sicurezza dei prodotti non sia mai stato dato, nelle linee si parla - senza riscontri e con gratuito allarmismo - di "effetti teratogeni importanti e imprevedibili" della pillola abortiva.
Sottovalutando il carattere invasivo e il trauma connessi all'aborto chirurgico, si presenta quest'ultimo come alternativa medicalmente più valida ("richiede una breve permanenza in ospedale") a fronte del "percorso doloroso e difficile" di quello chimico, per la cui attuazione il Ministero - con un eccesso di zelo che non ha riscontro negli altri Paesi europei - vorrebbe veder allungati a tre i giorni di permanenza in ospedale. Le donne che si presentano agli ospedali per ricevere la pillola si chiede di sottoscrivere la "disponibilità al ricovero ordinario" e "l'assicurazione del ritorno" (per assumere la seconda pillola) - dichiarazioni e impegni che nessuna norma prevede come obbligatori, essendo atti di esclusiva libera scelta dei pazienti. Si dichiara infine, senza uno scampolo di giustificazione, che la procedura di interruzione farmacologica è "sconsigliabile per le minorenni" e si suggerisce che le minorenni - a differenza che per l'aborto chirurgico - "andrebbero escluse dalla procedura senza il consenso dei genitori".
Ciò che sorprende in tutta la vicenda non è tanto l'accanimento del Ministero della Salute - e dell'attivissima sottosegretario - nel cercare di ostacolare in tutti i modi l'accesso delle donne alla pillola abortiva. Il loro obiettivo è ormai chiarissimo: dietro il pretesto della "salute delle donne" si cerca di boicottare una modalità di interruzione della gravidanza che accresce la libertà di scelta e di gestione dell'aborto.
Meraviglia che le cosiddette "forze progressiste" lascino passare anche quest'ultima prepotenza che fa carta straccia della divisione dei poteri, del diritto costituzionale alla salute, del principio di eguaglianza, del consenso libero e del dovere di fornire informazioni non ideologicamente connotate.
La Consulta di Bioetica invita come sempre cittadine e cittadini a vagliare con attenzione tutte le decisioni pubbliche in fatto di salute riproduttiva in modo da prevenire il sequestro di momenti importanti della sovranità che ciascun individuo ha diritto di esercitare sul proprio corpo.
(Consulta di Bioetica, sezione di Pisa)

Sergio Bartolommei