Marco Taradash, il radicale folgorato dal Cavaliere

LIVORNO. E' il gran giorno di Marco Taradash. Tecnicamente, i vertici del Pdl toscano hanno convocato una conferenza stampa, ma quella di stamani all'Hotel Palazzo sarà, quasi sicuramente, una manifestazione all'insegna della grande partecipazione da parte del popolo del centrodestra livornese. Insieme a Taradash, ci saranno i coordinatori regionali di Forza Italia e An, rispettivamente Massimo Parisi e Riccardo Migliori, coloro che hanno ratificato la candidatura dell'ex parlamentare. Sono stati invitati alla presentazione anche i consiglieri regionali, provinciali e comunali di Forza Italia e Alleanza nazionale. Ma saranno della partita anche le altre forze che confluiranno nel Pdl (Nuovo partito socialista, Dc per le autonomie, Popolari liberali) e la Lega nord, che ha già annunciato il suo sostegno a Taradash.

di Nicola Corda
«Il Pli non finirà nel caminetto di Arcore». Il messaggio che il segretario dei liberali Stefano De Luca, e il vice Paolo Guzzanti, hanno mandato a Marco Taradash all'ultimo congresso di febbraio è piuttosto chiaro. Il traghettamento che al futuro candidato del Pdl a sindaco di Livorno, riuscì con i radicali nella Casa delle libertà, stavolta non è andato a buon fine con la pattuglia dei liberali.
Portavoce dei Riformatori Liberali, il tandem con Benedetto Della Vedova (altro radicale approdato da tempo in Forza Italia) è solido anche se i due sono molto diversi. Sul caso Englaro ad esempio avevano le stesse posizioni in difesa del diritto di Eluana a veder rispettata la sua volontà. Della Vedova però si è presentato davanti a Palazzo Chigi con i cartelli al collo contro il decreto del governo mentre Taradash è stato quasi silente, neppure un'agenzia che riportava la sua posizione ma solo qualche riga sulla rete. Spunti che non aiutano a comprendere le sfuggenti collocazioni di Marco Taradash, tanto meno utili i pochi appunti del suo profilo su Facebook: liberale, radicale, mercatista, libertario con orientamento religioso giudaico-cristiano, agnostico ma quasi creazionista.
Taradash diventa deputato nel 1987 con il gruppo radicale dei Federalisti Europei. Un breve passaggio nel gruppo dei Verdi da europarlamentare, torna sui banchi di Montecitorio anche nelle legislature successive, nel '92, nel '94 e nel '96. In pochi anni passa dai radicali e antiproibizionisti del Cora fino a Forza Italia e ora al Popolo della libertà con i Riformatori liberali.
Sessantottino a 18 anni, giornalista da subito, probabilmente l'unico che da deputato, con un blitz non riuscito, ha tentato l'abolizione dell'Ordine dei giornalisti. Ha scritto per l'Espresso, Prima Comunicazione, il Foglio e ha condotto alcune trasmissioni televisive su Rete 4 e Telelombardia. Da giornalista però i giornali preferisce sezionarli. Nel 2007 con la rassegna 11 minuti: velocissima, ideale per gli utenti on line, tanto veloce che l'esperienza dura solo due anni. Più meditato lo spazio di Stampa e regime su Radio radicale di cui è stato fondatore nel 1977 anche se oggi sostituisce solo per un giorno la settimana il direttore Massimo Bordin. Il suo obiettivo principale sono i grandi potentati economici e editoriali, che attacca a ripetizione.
Ma l'esordio nel mondo della comunicazione avviene ancor prima, nel 1974, proprio nella città natale quando con Paolo Romani (un segno del destino?) fonda TeleLivorno, una delle prime emittenti private locali italiane. Taradash conduceva un programma d'attualità "canale 42" che andava in onda da via dei Funaioli. Vent'anni dopo Berlusconi, fresco di vittoria nelle elezioni politiche del 1994, gli affida la presidenza della Commissione di vigilanza della Rai quando ancora il ruolo era ancora nelle mani della maggioranza. Di quei due anni nelle bacheche dei giornali restano almeno due eventi: un battibecco con il sondaggista Fininvest Gianni Pilo per la sospensione della seduta per la partita Italia-Usa e il deposito di alcuni faldoni nei palazzi giudiziari con le denunce dei radicali contro la Rai.
Erano anni in cui gli toccò incassare anche la velenosa ironia degli autori della trasmissione di Raitre "Avanzi" che lo definirono «il politico del futuro perché aveva lo sponsor già incorporato nel nome». Ma sotto la camicia azzurra resta ancor oggi la canotta radicale e ora anche quella liberale che Taradash mostra appena può, con pudore. Troppo per l'ex sodale Paolo Guzzanti, che gli rimprovera di non tenere testa alle pulsioni illiberali del Cavaliere. Lui replica accusandolo di antiberlusconismo "stile Travaglio". Schermaglie di ex amici che si insultano sulla rete dichiarandosi però stima reciproca.
E' vero però che Marco Taradash quanto deve contraddire Silvio Berlusconi lo fa con molto garbo. Gli contesta di non seguire abbastanza l'istinto riformatore, le ultime scelte sulle liste bloccate, vorrebbe le primarie per legge e un sistema presidenziale di tipo americano.
Ai referendum però non crede più. Sarà certo un caso che il legame radicale cada proprio in questi giorni in cui si decide la data della consultazione per abrogare la legge elettorale meglio nota come porcellum.