Da gustare le lenticchie della Garfagnana

CASTELNUOVO. Spesso sul mercato alimentare si sentono decantare certi prodotti come il lardo di Colonnata (ma sono anche rinomati il lardo del Serchio, di Camaiore o di Gombitelli); i fagioli di Sorana (certo altrettanto buoni quelli di Lammari e di Sant'Alessio); le lenticchie di Castelluccio di Norcia. Però si devono considerare anche quelle della Garfagnana.
In quest'ultima zona appenninica, infatti, si riscontrano le più adatte condizioni pedologiche, cioè del terreno agrario, per la coltivazione delle lenticchie, come per l'altopiano umbro di Castelluccio, diventato proverbiale. Non a caso le lenticchie della Garfagnana vengono vendute in confezioni dove, un'apposita scritta ne specifica la provenienza, a garanzia della qualità.
Del resto, la coltivazione delle lenticchie è tradizionale nell'alta Valle del Serchio, e ne rilevava la pratica anche Giovanni Pascoli scrivendo: «Era il tempo d'affidar le lenticchie ai solchi neri», cioè era la stagione per seminarle.
Della famiglia delle leguminose (come fagioli, fave, piselli, cicerchie), la pianta ha il nome scientifico di «lens esculenta», e si possono anche chiamare semplicemente lenti, il che ne chiarisce ancor meglio la denominazione per la loro forma, appunto, lenticolare. Ma ricordano anche dei soldini, ragione per cui è in uso di consumarle a Capodanno come augurio di fortuna in campo economico. Sono di color marroncino e per questo sono anche sinonimo di lentiggini (macchioline cutanee come piccole lenti).
Hanno un buon potere nutritivo, e certo doveva esserne ghiotto, o forse preso per fame, il biblico Esaù quando vendette la primogenitura al fratello Giacobbe, proprio per un piatto di lenticchie, il che è rimasto nel significato di dar via qualcosa per poco prezzo, svendere, rinunciare a un diritto per un tornaconto immediato, ma momentaneo.
Il loro uso in cucina è tradizionalmente legato allo zampone di maiale o al simile cotechino (in vernacolo «coteghino» con la gi garfagnina al posto della ci). Ma, in Lucchesia, è d'uso mettere le lenticchie nella minestra di farro (tanto più che sono frutto della stessa terra), e ne fu pioniere Paolo Sari del «Da Giulio in Pelleria».
Le lenticchie sono raccomandabili anche perchè rustiche e, per così dire, robuste di natura prosperano bene in terreni semi-aridi e non hanno bisogno di trattamenti con uso di sostanze chimiche, il che le rende biologicamente interessanti dal punto di vista organolettico e di salubrità.
Domenico Acconci