Addio Delia, ultima soubrette

LIVORNO. È morta all'età di 74 anni, nella sua casa di Livorno, Delia Scala, all'anagrafe Odette Bedogni.
La famiglia ha diffuso una breve nota nella quale si annuncia che il decesso è avvenuto «nella sua abitazione, circondata dall'affetto dei familiari». La famiglia spiega inoltre che, «secondo precise volontà della cara Delia, i funerali si svolgeranno in forma strettamente privata. In sua memoria - conclude - ricordandone il grande impegno civile, non fiori ma opere di bene».

di Andrea Santini
Fu la prima e, finché calcò le scene, la numero uno. Per chi venne dopo di lei, un'icona cui fare riferimento. Delia Scala fu un'artista completa: attrice, ballerina, cantante, fantasista. La prima sui palcoscenici dell'immediato dopoguerra, la prima nella neonata Rai-Tv, la prima sulle scene delle indimenticabili commedie musicali di Garinei e Giovannini, la prima a rompere l'egemonia delle maggiorate e dei lustrini opulenti alla Wanda Osiris. La sua conduzione della Canzonissima del 59-60 è indimenticabile, il suo can-can a gambe per aria in Tv, quella notte, le procurò la prima censura nella storia della tv.
Delia Scala era una donna moderna,una professionista a tutto tondo, una donna arrivata alla ribalta con il perenne sorriso sul visetto pulito, acqua e sapone, ma soprattutto con lo studio, la perseveranza, la tenacia. Di quell'Italia che usciva dalle rovine di una guerra devastante e che mostrava voglia di fare e di risalire la china, che scopriva la 500, il frigorifero, la Tv e le vacanze di massa, Delia Scala fu specchio e punto di riferimento, con la sua voglia di vivere, i suoi balletti scatenati, le sue innovazioni nello spettacolo.
Eppure la sorte, che le aveva donato il successo, l'aveva ferita in modo terribile nel privato. Una vita sentimentale segnata dalla tragedia. Il suo grande amore, Eugenio Castellotti, pilota della Ferrari, morto al volante nel 1956. Il marito, Piero Giannotti, concessionario della Fiat di Viareggio, morto in un misterioso incidente stradale nel 1982, mentre passeggiava in bicicletta. L'ultimo marito, l'industriale livornese Arturo Fremura, ucciso dal cancro nel 2001. Lei stessa ammalata di tumore al seno, operata in tempi in cui le cure farmacologiche erano pesantissime, aveva dovuto cedere la sua incredibile vivacità ad una sottile depressione da cui non si era più ripresa.
Delia Scala era un nome d'arte. In realtà si chiamava Odette Bedogni, ed era nata a Bracciano, vicino Roma, nel 1929. A Milano, dove si era trasferita la famiglia, aveva frequentato la scuola di danza classica per sette anni, fino a 15 anni, comparendo in vari balletti di grande prestigio. La sua bravura, la sua naturalezza, la sua simpatia la fecero scegliere quale protagonista bambina per un documentario sulla Scala girato dal regista Giorgio Ferrari. Forse fu proprio quella sua apparizione che suggerì a Italo Calvino lo pseudonimo d'arte, Delia Scala, che l'accompagnerà tutta la vita quando, a 17 anni, fu scelta per interpretare il suo primo film, «Anni difficili», di Giorgio Zampa.
La sua stagione nel cinema fu lunga e feconda. In poco più di dieci anni, comparve in una trentina di film, firmati da registi del calibro di Eduardo De Filippo («Napoli milionaria»), André Cayatte («Prima del diluvio» e la censura, in Italia, accettò di metterlo in circuito solo dopo aver tagliato le scene a seno nudo della giovane attrice), Steno e Monicelli («Vita da cani»), Giuseppe De Santis. Film seri ma anche commedie leggere, accanto a Totò («Signori si nasce»), Macario («Come scopersi l'America»), Renato Rascel, Aroldo Tieri, Silvana Pampanini («Bellezze in bicicletta»).
E fu proprio l'amore per la commedia musicale, per il teatro leggero, che le dettero il grande successo e una popolarità da grande star. L'incontro con la ditta Garinei & Giovannini, si può dire, non cambiò, ma dette una direzione alla sua vita. Per lei i due autori scrissero la loro prima commedia musicale, «Giove in doppiopetto». Un successo clamoroso che diventò anche il primo film italiano in Cinemascope. Da quel momento, non si contano i successi nelle commedie musicali, molte trasferite poi in Tv, da «Buonanotte Bettina» con Walter Chiari a «L'adorable Giulio», da «My fair lady» con Gianrico Tedeschi a «Rinaldo in campo» con Domenico Modugno, da «Un trapezio per Lisistrata» con Nino Mafredi a «Il gioco della tartaruga» accanto a Renato Rascel. Molti di loro, assieme a Don Lurio e ad altri, furono suoi compagni nella conduzione di edizioni indimenticabili di «Canzonissima».
Aveva abbandonato le scene e il successo prima di arrivare a 40 anni, rifiutando anche un'offerta negli Stati Uniti. Era tornata, dopo oltre dieci anni, ad apparire in Tv con lo sceneggiato «Casa Cecilia». Ma era stanca, rinunciò alla replica. Due anni fa era a Roma, a festeggiare gli 83 anni di Piero Garinei. Il 3 gennaio, nell'amarcord per il mezzo secolo della Rai, per lei c'era una poltrona da grande protagonista. Ma è rimasta vuota.