Infortunio, cavatori alla sbarra

CARRARA. Testimonianze false davanti a pubblici ufficiali per allontanare sospetti e responsabilità? Ruspe al lavoro e trucchi per cercare di modificare il teatro dell'incidente? Di questo si parla nel processo che vede imputati di falso in atto pubblico e favoreggiamento otto cavatori della cooperativa di Lorano. Ieri, per questo procedimento delicato e complesso - in cui i cavatori vengono in sostanza accusati aver modificato lo stato del luogo in cui avvenne l'infortunio di un loro collega allo scopo di scaricarsi di ogni responsabilità - sono sfilati davanti al giudice Cosimo Ferri i testimoni dell'accusa.
I fatti risalgono al giugno 2002 quando Bruno Piccioli, dipendente della cooperativa cavatori di Lorano, viene travolto da una frana di detriti riportando gravi ferite alla gamba destra: frattura esposta e scomposta di tibia e perone. La pioggia di detriti che lo investe colpisce anche Renzo Tognoni, che se la cava con qualche contusione.
Ma come è avvenuto con precisione l'infortunio? Da dove si è staccata quella frana che ha travolto il cavatore? Sono alcuni degli interrogativi a cui dovrà dare risposta il dibattimento. Chiarire quei punti sarà essenziale. Perché, secondo l'accusa, il direttore dei lavori della cava Mirco Ferrari, il presidente della Cooperativa Lorano Fabio Dalle Lucche, il sorvegliante Marco Tonelli e altri soci lavoratori: Pier Paolo Cavalli, Ottavio Secchiari, Giulio Tonelli, Mirco De Angeli - tutti difesi dall'avvocato Guido Mussi - compirono, in modi e con responsabilità diverse, atti mirati a dare una ricostruzione dell'accaduto diversa da quella reale.
Chiamati dal pubblico ministero Gianluigi De Paola, ieri in aula sono stati ascoltati tecnici e medici dell'Asl che intervennero sul luogo dell'incidente. Per primo ha risposto alle domande del giudice Cosimo Ferri e delle parti il tecnico del dipartimento della sicurezza Tonlorenzi, cui spettava il compito di ricostruire la dinamica dell'infortunio. «Nessuno dei colleghi del ferito ha detto di aver visto niente, ma c'erano elementi contraddittori. Noi abbiamo ipotizzato che la caduta dei detriti fosse avvenuta dalla bancata sovrastante dove si trovavano due cavatori. Poi, ulteriori sopralluoghi ci hanno indotto a pensare che il distacco fosse avvenuto dalla tecchia», ha riferito il funzionario dello Spills. In particolare, ha detto Tonlorenzi, abbiamo accertato il distacco di circa 30 tonnellate di marmo e pietre.
Una ricostruzione confermata dall'ingegner Maura Pellegri, responsabile del servizio di Prevenzione e sicurezza mentre il dottor Praticò, medico del soccorso cave che prestò le prime cure al ferito ha fornito altri elementi. «Piccioli era sotto shock e ripeteva di essere stato lasciato solo in una nube di polvere...». Infine è stato ascoltato lo stesso cavatore infortunato. Poi l'aggiornamento, al 22 gennaio, quando parleranno i testi chiamati dalla difesa.
C.F.