Iniezione mortale per errore condannata giovane infermiera

CARRARA. Un anno di reclusione (con il beneficio della non menzione) per Antonia Fabiani, giovane infermiera dell'Asl imputata di omicidio colposo. Si è concluso così, con la sentenza emessa ieri pomeriggio alle 15 dal giudice Cosimo Ferri, la vicenda giudiziaria connessa alla morte di Pietro Camilli, ucciso da un'iniezione che non doveva essere fatta. L'uomo, 74 anni, malato terminale di carcinoma, entrò nell'ospedale di Carrara nell'estate 1998. Il paziente presenta ipo-potassemia, diagnosticò il medico di turno Giorgio Diamanti, che ordinò, quindi, la somministrazione di sale di potassio.
Ma, per un incredibile equivoco, il cloruro di potassio venne iniettato per endovena allo stato puro e non in diluito con soluzione fisiologica a base di glucosio (cioè attraverso una fleboclisi). A tutti i medici è noto che il cloruro di potassio iniettato direttamente in vena ha effetti mortali (tant'è che pare venga usato in alcuni stati Usa per le esecuzioni capitali). Eppure, quel giorno, l'infermiera Antonia Fabiani, diplomata da quattro mesi e al suo primo servizio in corsia, praticò quell'iniezione. L'anziano paziente morì poche ore dopo, e dopo grande sofferenza.
Ieri, dopo 5 anni, la sentenza del giudice Ferri ha stabilito che il comportamento della giovane infermiera professionale fu negligente e imprudente e che, quindi, la donna deve essere riconosciuta colpevole di omicidio colposo.
Il magistrato ha accolto così in gran parte le tesi dell'accusa, sostenuta dal sostituto procuratore Gianluigi De Paola (1 anno e sei mesi la sua richiesta).
A nulla è valsa l'articolata difesa della donna condotta dall'avvocato Andrea Callaioli del foro di Pisa. Il legale aveva chiesto l'assoluzione dell'infermiera perché - ha sostenuto nell'arringa difensiva - si era limitata ad eseguire una direttiva chiara e specifica impartitagli dal medico di turno e non poteva dunque essere imputata di omicidio colposo.
Il processo, dunque, è diventato occasione per ripercorrere un caso drammatico e preoccupante. Il dottor Giorgio Diamanti, il medico che ordinò quella terapia, venne anch'egli imputato di omicidio colposo e di falso: fu accusato di avere modificato la cartella clinica del paziente aggiungendo nella prescrizione la specifica della diluizione in soluzione del cloruro di potassio. Il medico - in un altro procedimento - ottenne il patteggiamento e concordò, per queste imputazioni, la pena complessiva di un anno.
Ed è al dottor Diamanti che l'avvocato difensore ha cercato di attribuire tutte le responsabilità della tragedia. La sua - ha sostenuto - non fu una prescrizione generica bensì un «ordine» chiaro e specifico di somministrare «in quel modo» il sale di potassio, e la preparazione della fiala da parte dell'infermiera avvenne sotto i suoi occhi. Perciò, ha ripetuto il difensore, l'imputata non aveva motivi di porsi dubbi né di chiedere delucidazioni. Una versione dei fatti non accolta dal giudice: il dottor Diamanti aveva le sue responsabilità, ma anche la Fabiani le sue ha ragionato.