Giustizia, tanti no alla riforma

MASSA. I problemi della giustizia ormai martellano quotidianamente tutti i cittadini e proprio per questo motivo l'associazione nazionale magistrati ha organizzato il dibattito di ieri all'interno dell'aula magna del liceo classico, al quale hanno partecipato oltre 150 persone. «Si parla tanto delle questioni della giustizia - ha spiegato il sostituto procuratore della Repubblica Paolo Puzone, che ha di fatto coordinato e introdotto i vari interventi - ed è per questo che è giusto che i cittadini possano parlare di queste cose con i magistrati della loro città e conoscerli anche di persona».
In effetti la procura era presente in platea al gran completo: dal procuratore capo Umberto Panetta a tutti i sostituti Leonardo Tamborini, Paolo Puzone, Alberto Dello Iacono, Gianluigi De Paola, Alessandra Conforti. Presenti anche numerosi avvocati e studenti, sia universitari che dello stesso liceo classico, e un buon numero di cittadini, che non hanno mancato di intervenire e porre domande. In effetti è stata soprattutto un'occasione di confronto, partita dall'analisi dell'articolo 7 del disegno di legge delega per l'ordinamento giudiziario, approvato nei giorni scorsi alla Camera. In questo articolo che elenca le sanzioni disciplinari nei confronti dei magistrati che non rispettano le norme si esprime anche il divieto di «interpretazione creativa». Per capire se davvero sia possibile applicare la legge senza interpretarla, sono intervenuti i diversi relatori.
«Il legislatore - ha detto l'avvocato Adriano Martini - vuole eliminare la creatività del metodo di interpretazione per appiattirsi su sentenze rimasticate, ma sbaglia perché l'interpretazione creativa non crea la legge ma implica la verifica che quel caso sia regolato dalla legge». Ancor più duro l'avvocato specializzato in diritto del lavoro Riccardo Diamanti: «Quando ho letto quell'articolo non credevo ai miei occhi - ha detto - è sconvolgente perché si dice ai giudici di decidere le cause in base a criteri definiti con un atto amministrativo, cioé dal potere esecutivo. Credo fermamente che interverrà la Corte costituzionale a bloccarlo, anche perché paradossalmente non si fissa ma si rende assolutamente instabile la giurisprudenza, perché appena cambierà governo potrà cambiare con un altro decreto il criterio di giudizio modellandolo sulle proprie esigenze».
Il giudice del tribunale Antonino Pulvirenti ha poi raccontato un caso eclatante in cui l'interpretazione ha sopperito alla mancanza di norme precise: quello del danno biologico. «Nel 1983 fui tra i primi - ha spiegato - a far passare il concetto di risarcimento del danno biologico, cosa che ora il legislatore ha recepito in parte. Avevo di fronte a me in causa civile una bambina di 6 anni morsa al viso da un cane con segni permanenti e il difensore della proprietaria dell'animale che puntava sul fatto che avendo 6 anni ella non era produttrice di reddito. E le sue potenzialità? Che ne sappiamo, magari avrebbe potuto diventare una grande attrice senza quelle lacerazioni sul viso».