Crocifisso, il ministro Castelli invia gli ispettori

ROMA. Sulla sentenza del giudice dell'Aquila Mario Montanaro è scoppiata una vera e propria bufera politica e religiosa. La sentenza che obbliga a rimuovere il crocifisso dalle pareti della scuola di Ofena, in Abruzzo, ha fatto insorgere i vescovi italiani: «Il crocifisso è un segno irrinunciabile per l'Italia», ha spiegato Giuseppe Betori, segretario della Cei, la Conferenza episcopale italiana. Mentre il ministro della Giustizia Roberto Castelli ha disposto di inviare gli ispettore all'Aquila per verificare se la sentenza «sia stata estesa nel rispetto dell'ordinamento o se siano state ignorate leggi vigenti».
Il ministro Castelli ha ricordato che in giurisprudenza esiste «la possibilità di sanzionare dal punto di vista disciplinare chi emette sentenze abnormi». Intanto, mentre a Ofena si aspetta la notifica della decisione del Tribunale per dare seguito al contestato verdetto, monta infuria la polemica.
La reazione dei vescovi.«Siamo convinti - ha spiegato il cardinale Camillo Ruini, presidente della Cei, che il crocifisso esprima l'anima profonda del nostro Paese e quindi debba rimanere come un segno dell'identità della nostra nazione». Oltretutto questa decisione - ha aggiunto il segretario della Cei mons. Betori «rischia di aprire la strada ai «fondamentalismi religiosi più estremi». Il segretario della Cei ha quindi ricordato che la sentenza del tribunale aquilano è in contraddizione con una «legge vigente dello Stato che nessun Parlamento ha mai cambiato».
La Moratti: «Il crocifisso non si tocca».Ed è proprio richiamandosi alla legge del 1924, evocata dalla Cei, che il ministro Castelli ha disposto l'invio degli ispettori mentre il ministero dell'Istruzione Letizia Moratti ha ribadito che nelle scuola italiane il crocifisso non si tocca: «Continueremo ad applicare le disposizioni del 1924, mai abrogate, che fanno, appunto, obbligo di esporre il crocifisso in tutte le scuole, così come in tutti i tribunali».
Critiche anche dai magistrati.«Sono disorientato e preoccupato», questo il commento del vice presidente del Csm Virginio Rognoni mentre hanno invece criticato la sentenza i consiglieri laici della Cdl che hanno ipotizzato anche un intervento del Csm. Il segretario dell'Associazione nazionale magistrati Carlo Fucci, pur non condividendo la sentenza, ha detto che «vanno respinte le strumentalizzazioni politiche tese ad aggredire la magistratura».
Pisanu: «Mi sento offeso».«Rispetto questa sentenza, ma mi sento offeso come cristiano e come cittadino» ha dichiarato il ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu aggiungendo. Il sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano ha posto invece l'accento sul fatto che la sentenza «è indicativa dell'ansia di onnipotenza che anima taluni giudici». Il ministro Carlo Giovanardi, Udc, ha parlato di «sentenza abnorme» e il portavoce di Forza Italia, Sandro Bondi, ha chiesto che il parlamento intervenga «per ristabilire la sovranità popolare e democratica».
Chiti: «Tema non da tribunale».Critiche, seppure con diversità di toni e di argomenti, anche da parte dell'Ulivo.
«Il mio giudizio è che si tratta di una forzatura del tutto sbagliata», così ha commentato il sindaco di Roma Walter Veltroni. E Vannino Chiti, coordinatore della segreteria Ds: «Un tema così delicato che tocca sentimenti profondi di un popolo e di una civiltà non può essere affrontato e risolto dai tribunali».
Musulmani divisi.D'accordo con la sentenza del tribunale dell'Aquila si sono dichiarati invece Marco Pannella e Giorgio La Malfa mentre da parte del mondo musulmano si sono registrate reazioni diverse. Per l'Ucoii, l'unione delle comunità islamiche italiane, la sentenza produrrà «effetti perversi, indesiderati e certamente negativi per quel dialogo cristiano-musulmano che tanto faticosamente si sta cercando di avviare». L'unico soddisfatto per il momento sembra essere Adel Smith, presidente dell'Unione musulmani d'Italia, che ha dato il «la» all'intera vicenda chiedendo la rimozione dalle aule frequentate dai suoi figli del crocifisso.