Una terrazza da sogno Panelli spiega la cifra boom pagata all'asta del Comune E a Mammoli apre una beauty farm con sedici camere


LUCCA. «Perchè ho comprato all'asta quegliappartamenti del Comune in via Beccheria?Ho 57 anni e penso che andando avanticon l'età la residenza in centro sia più comodae offra maggiori possibilità di relazioni. Ec'è anche un aspetto legato alla sfera affettiva:fino a 25 anni ho abitato in corte delle Uova,dietro il coro di S. Michele. Ora tornerò agodere gli scorci della mia gioventù da unpunto di osservazione che credo davvero unico:dalla terrazza d'angolo tra via Roma e viaBeccheria, al quarto piano, si può avere unavisione incantevole dell'antico foro romano.E dalle finestre arrivo a vedere piazza Napoleone.Amo l'aria, la luce: dentro le Muranon è facile trovare una casa del genere chepermette di ammirare piazza S. Michele comeda nessun'altra parte». Giorgio Panelli, l'oculistache fa parlare per la cifra pagataall'asta, è ormai abituatoa suscitare - suo malgrado -l'interesse della cronaca. Riservato,da buon lucchese,non ama il clamore e tantomeno la spacconeria; ma ilsuo carattere, la voglia di intraprenderee di fare sempree comunque lo espongono arendersi protagonista di iniziativeche inevitabilmentefanno rumore. Come quando,nel 1984, fu uno dei primi medicidel sistema sanitario nazionalea lasciare l'ospedaleper avviare, apripista in Europa,la chirurgia oculisticaambulatoriale. Oppure comequando, nel 1990, propose alpresidente Maestrelli di accoglierloin seno al consiglio direttivodella Lucchese, di cuiè un gran tifoso. Infine quando,poche settimane fa, il suonome è comparso sul settimanalel'Espresso nella classificadei contribuenti che dichiaranodi più in Italia. Eppure Panelli non si consideraun Paperone, anche seammette che nelle sue sceltel'aspetto economico non è secondario.Altrimenti non sarebbearrivato, dopo aver ipotecatola casa per comprarele attrezzature del suo primostudio privato, a possedere lasplendida dimora vicino allapolla del Bongi, dove ha recuperato«il conventino», comedice, dotandolo di campo datennis e piscina; oppure lavalle a Mammoli, con unagrande costruzione ristrutturata(in parte proprietà di famiglia)dove tra sei mesiaprirà, dandola in gestione,una beauty farm con sedicicamere e ristorante, proprioaccanto alla villa dell'ex ministrodella sanità Umberto Veronesi. Beni ai quali aggiunge ora isei lotti - l'intero-terra tettofatto di appartamenti sui60-70 metri quadri - che si èaggiudicato il 18 ottobre all'astaper una cifra complessivadi 2 miliardi e 370 milioni. Atirar su il prezzo è stato soprattuttol'appartamento chedispone della terrazza, 30 metriquadri, su piazza S. Michele. «Gli altri credo di averlipresi ad un prezzo giusto - dicel'oculista -. Ma quando èstato battuto quello che dàsulla piazza ho trovato uncompetitore che rilanciava incontinuazione. Io volevo esserel'unico proprietario dell'immobilee soprattutto desideravoassolutamente quellaterrazza. Riconosco che ho pagatomolto, ma non mi pento.Avendo scelto di rimettereuna base in centro, credo cheposto più bello non ci sia. Edio sono innamorato di Lucca.Stando molto fuori per lavoro,quando torno mi accorgoquanto sia bella questa città.Dentro le Mura ovunque alzigli occhi vedi qualcosa di mirabile.Intorno, sulle colline adue passi dal mare, ci sono panoramistupendi che il Chiantisi sogna. Eppoi la città, l'interaLucchesia sono rifiorite.Sono tra quelli che credonoche il dualismo tra Comune eProvincia faccia bene. E unagara utile, a chi fa meglio e dipiù. Solo che vorrei che diventassesempre più qualificatoil flusso turistico. Come? Mirandol'offerta e, di conseguenza,alzando i prezzi. Vedetela differenza tra Fortedei Marmi e Viareggio? La secondaè forse anche più bella,ma al Forte hanno saputo attirareil turismo d'elite. Facendodelle Mura il fulcro dell'azionepromozionale, Lucca deveambire ad un flusso più selezionato.E il salotto della Toscana,in questa chiave vapropagandato». Parla quasi da amministratore(«per carità - dice - la politicanon fa per me») quel medicoche, quarantenne, nel1984 si gettò in mare apertonon sapendo che in una quindicinad'anni sarebbe diventatocosì ricco. LLasciai con rammarico l'ospedale- racconta - dopo lamorte del primario Perelli. Ciaveva fatto diventare un'equipeall'avanguardia, ma le cosecambiarono con il suo successoree io decisi di licenziarmie riproporre da privato, inambulatorio, tante terapieche in Europa sembravanopossibili solo in struttureospedaliere». La scelta azzardata fecescalpore, ma forte dell'esperienzae delle conoscenze fattenegli Usa, Panelli aprì lostudio ai Macelli dotandolo diapparecchiature all'avanguardia,per acquistare lequali dovette ipotecare la casadi S. Angelo in Campo, doveviveva con la moglie e idue figli, uno dei quali oggi èmedico e si sta specializzandoin oculista, mentre l'altro èlaureato in farmacia. «Fu subito un boom - racconta-. Operavo la catarattain mezz'ora e cominciaronoad arrivare pazienti da tuttala Toscana e, con mia sorpresa,dal Sud Italia. Ebbi la fortunadi avere come pazienteun certo Buttitta, un personaggiomolto conosciuto a Palermo,che poi fu ospite al CostanzoShow e parlò della miaattività. Cominciarono ad arrivaretanti clienti dalla Sicilia,tra i quali genitori di medici.Furono alcuni colleghisiciliani a invitarmi ad andarea lavorare nell'isola dove,risparmiando ai pazienti viaggiche di solito li portavano aRoma o in Toscana per curarsi,avrei certo trovato unbuon giro di clienti». Alla fine decise di accettaree cominciò a operare neglistudi di Palermo e Canicattì:«A Palermo lavoro in centro,ma se uno non sa dove venirel'ambulatorio nemmeno si nota.Non ho mai fatto pubblicità,ho cercato di comportarmisempre bene con i colleghi.A me non interessa appariree credo di aver saputo lavoraresenza fare ombra all'immaginedei medici locali.A Canicattì, contro il pareredi tutti, sono andato per lacollocazione centrale, che miha portato pazienti da varieprovince. Ho operato genteconosciuta, di ogni categoriasociale: da normali impiegati,a magistrati e anche personeche venivano accompagnateall'ambulatorio sotto scorta.Se resisto in Sicilia da tantianni vuol dire che sono riuscitoa farmi apprezzare e a nondar fastidio. Mi chiedono comemai non abbia deciso diandare a Firenze invece chein Sicilia: un po' per le circostanze,un po' perché sapevoche avrei trovato meno concorrenza». In Sicilia Panelli lavora conattrezzature proprie, ma instudi presi in affitto: «Se nonmi trovassi bene - spiega -non avrei altro da fare che riportareindietro i macchinari.Le radici voglio averle soloa Lucca». Si porta sempre dietro lasua equipe, l'assistente DarioSeverino, oculista pisano, el'anestesista che per molti anniè stato un altro lucchese, ilprof. Renzo Menesini. Panelli, va in media 8-10giorni al mese in Sicilia, malavora soprattutto a Pisa, nellaclinica delle Suore Addolorate.In questo caso in convenzionecon la Asl: il pazientenon paga per molti interventi,come nella struttura pubblica.Anche a Pisa l'attrezzaturaè di proprietà del medicolucchese: «Scelgo con grandecura e non mi lascio abbindolaredai nuovi ritrovati. Vogliomacchinari affidabili e sicuri,il meglio nel loro campo.Ho cominciato ad esempioa fare la riduzione della miopiacon il laser solo quando leapparecchiature hanno fattoscomparire i margini di erroridei primi modelli». Intraprendente, vulcanico,ma anche prudente e con un'occhioal guadagno: altrimentiche lucchese sarebbe?Non deve stupire la cifrapagata per l'immobile invia Beccheria, chiara eccezioneche non può fare testo nellequotazioni di mercato. PerPanelli i soldi non sono unproblema: per fare una catarattaimpiega poco più di mezz'ora,per una riduzione dimiopia al laser cinque minutiappena: un intervento alla catarattacosta mediamente tremilioni e mezzo, per ridurrela miopia si spende un milionee mezzo. Anche pagate letasse, il guadagno non manca.«Altrimenti non avreiuna delle dichiarazioni deiredditi più alte d'Italia» commentasereno l'oculista.di Marco Innocenti